Indagini

Operazione “Golden Circus”: inchiodati impresari del circuito circense, favorivano l’immigrazione clandestina. I NOMI

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10 nov 2015 - 07:00

PALERMOUn’associazione criminale, di profilo transnazionale, dedita al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina prevalentemente dall’India, dal Pakistan e dal Bangladesh, con un giro d’affari di circa 7 milioni di euro.

Da questa mattina in tutta Italia sono scattati i provvedimenti di fermo per 41 soggetti implicati nella vicenda.

L’operazione, denominata “Golden Circus”, “incrimina” diversi noti impresari operanti nel circuito circense nazionale ed internazionale titolari di 18 circhi.

Nella lista delle persone fermate, compaiono anche quelli di personaggi del calibro di Lino Orfei e Alvaro Bizzarro, animatori nell’omonimo circo e Darvin Cristiani titolare del circo Praga.

Le accuse riguardano anche i titolari dei circhi Coliseum Sandra Orfei, Città di Roma, Smart Shane, Kumar, Vienna Roller, Caroli, Wigliams Brother, Jonathan, Apollo, De Blais, Meraviglioso, Aris Martini, Martini Cirque D’Europe, acquatico Denji show e acquatico splash.

Secondo una primissima ricostruzione, pare che i soggetti interessati sfruttassero l’immigrazione clandestina per ottenere notevoli vantaggi economici facendosi strada a suon di “mazzette” destinate ad alcuni dipendenti pubblici.

Tra questi compaiono i nomi di Vito Gambino, responsabile dell’Ufficio speciale di collocamento per il lavoratori dello spettacolo dell’assessorato regionale della Famiglia, delle politiche sociali e del lavoro e della moglie, Provvidenza Visconti, anch’ella dipendente pubblica. 

Un business che fruttava dai 2.000 ai 3.000 euro per ogni lavoratore straniero assunto fittiziamente. Una sicura fonte di reddito che serviva a finanziare il circuito circense, da diversi anni ormai prostrato dalla crisi economica degli ultimi anni.

I reati contestati ad alcuni dei soggetti coinvolti sono tra gli altri reati di corruzione, falso materiale ed ideologico.

L’operazione di polizia ha permesso di mettere in luce un business che ruotava attorno alla corruzione di diversi impiegati della Regione Sicilia che, in collegamento con altri colleghi, sfruttavano la loro posizione, per consentire, dietro compenso economico, la realizzazione del lucroso profitto.

Sono in corso perquisizioni e sequestri anche negli uffici pubblici degli indagati. I cittadini stranieri intenzionati ad entrare in territorio nazionale pagavano somme di denaro non inferiori a 15.000 euro, cadauno, ai loro connazionali, autentici procacciatori di affari illeciti per conto dell’organizzazione criminale.

Una parte del denaro veniva poi spedito in Italia, attraverso il noto sistema fiduciario di trasferimento internazionale di denaro, denominato “Hawala”.

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Marco Bua



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