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Operazione “Bross”, riti voodoo, viaggi della speranza e prostituzione. L’inferno vissuto da una giovane nigeriana. IL VIDEO

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25 feb 2017 - 11:35

CATANIA - Nei giorni scorsi, in esecuzione del decreto di fermo emesso il 6 febbraio scorso dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Catania e di una ordinanza emessa il 23 febbraio scorso dal Gip di Catania su richiesta della predetta Direzione, personale della Polizia di Stato – Squadra Mobile di Catania, in collaborazione con personale delle Squadre Mobili di Ferrara e Parma – ha arrestato:

  1. Asiruwa Aigbedo, 36 anni, detto “Assy”, arrestato a Ferrara;
  2. Sylvia Aghimen, 34 anni, detta “Olivia”, arrestata a Parma,

ritenuti responsabili dei reati di tratta di persone e di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ai danni di giovanissime cittadine nigeriane, con le aggravanti di avere esposto a pericolo la vita e l’incolumità delle persone trasportate – facendole imbarcare su natanti occupati da numerosi migranti privi di ogni necessaria dotazione di sicurezza – e di avere agito al fine di reclutare persone da destinare alla prostituzione o, comunque, allo sfruttamento sessuale ed al fine di trarne profitto.

Il provvedimento restrittivo accoglie gli esiti di un’articolata attività investigativa di tipo tecnico, coordinata dalla locale D.D.A. ed avviata dalla Squadra Mobile di Catania – Sezione Criminalità Straniera e Prostituzione – a seguito della denuncia presentata agli inizi del mese di marzo 2016 da una giovane donna nigeriana, “Benedetta” – nome di fantasia, n.d.r .- la quale aveva riferito plurimi dettagli in ordine al viaggio compiuto per raggiungere l’Italia, specificando di esser stata allettata dalla falsa possibilità prospettatale di raggiungere l’Europa per poter studiare, evenienza irrealizzabile nel paese di origine a causa delle condizioni di estrema indigenza del nucleo familiare di appartenenza.

La vittima aveva, quindi, accettato la proposta di una donna, detta Precious, di raggiungere il fratello di Precious residente in Italia e, dopo esser stata sottoposta a rito voodoo, aveva iniziato il viaggio, insieme ad altre 13 giovani donne nigeriane, soggiornando per una settimana in un’abitazione di Benin City; quindi, a bordo di pullman, aveva raggiunto la Libia, esattamente la città di Zwara, dove era rimasta per circa un mese in un appartamento.

Successivamente, con altre cinque connazionali, era stata portata in un’altra abitazione e consegnata ad uomini arabi: la giovane vi aveva soggiornato per una settimana, subendo vessazioni e ripetute violenze sessuali ad opera di soggetti libici.

Poi era stata portata in una vicina spiaggia dalla quale, a bordo di un gommone, si era imbarcata alla volta dell’Italia a bordo di un gommone occupato da numerosi migranti e, pertanto, ad alto rischio di naufragio: il natante era stato soccorso in alto mare e la giovane, giunta in Sicilia, collocata al C.A.R.A. di Mineo.

Seguendo le indicazioni, “Benedetta”, insieme ad un’altra giovane connazionale, “Teresa” – anch’essa destinata al fratello di Precious – aveva contattato telefonicamente “Assy” – fratello di “Precious” – che  aveva subito organizzato il trasferimento delle due giovani dalla struttura ove erano collocate sino a Ferrara, luogo di residenza dell’uomo.

Giunte nella città emiliana, avevano trovato l’uomo ad attenderle e, a bordo di un’auto, erano state portate a casa di Assy, il quale, collaborato dalla propria convivente, “Olivia”, aveva informato le due giovani che avrebbero dovuto prostituirsi per estinguere il debito di 25.000 euro, somma dovuta all’uomo per aver organizzato il viaggio delle due giovani.

Al rifiuto opposto dalle ragazze, i due aguzzini, Assy ed Olivia, le avevano  picchiate selvaggiamente e, dopo qualche giorno, le avevano rifornite di abiti succinti e quant’altro necessario ad iniziare la “vita sul marciapiede”, le avevano quindi accompagnate presso il tratto di strada che avrebbe costituito la loro postazione lavorativa (c.d “joint”), fornendo loro tutti gli ulteriori dettagli dell’attività, ovvero modalità e prezzi delle prestazioni sessuali.

Benedetta, sfinita dalle continue vessazioni subite ad opera dei due correi, ad un  certo punto era riuscita a trovare la forza di fuggire e si era recata a Catania dove aveva iniziato a prostituirsi, essendo del tutto priva di reddito e di denaro e, a seguito di un controllo su strada operato dalle Forze dell’Ordine, aveva deciso di chiedere aiuto ed era stata affidata ad una associazione anti tratta; aveva, quindi, maturato la decisione di denunziare i gravissimi fatti dei quali era stata vittima, pur ammettendo di temere ancora Assy (cui aveva già consegnato 2.000,00 euro) a causa dei due riti “Vodoo” ai quali era stata sottoposta in Nigeria e in Libia.

Le indagini tecniche, oltre a permettere di acquisire oggettivi riscontri alle dichiarazioni rese da Benedetta, facevano emergere che gli indagati, in concorso tra loro e con altri soggetti di nazionalità nigeriana, promuovevano, organizzavano, finanziavano ed effettuavano il trasporto illegale di giovani donne nigeriane da destinare alla prostituzione  che venivano trasferite dai correi dalla Nigeria in Libia, dove venivano trattenute in connection house, prima di essere imbarcate alla volta dell’Italia su natanti di fortuna, occupati da numerosi migranti, privi di ogni necessaria dotazione di sicurezza, ad alto rischio di naufragio.

I due correi risultavano aver organizzato nel dettaglio l’illecito traffico di esseri umani: Assy si occupava del reclutamento delle giovani vittime grazie all’ausilio di soggetti dimoranti in Nigeria e ne organizzava il viaggio verso l’Italia, inoltre curava una rozza contabilità delle somme erogate dalle ragazze (in suo possesso al momento dell’arresto veniva rinvenuto un quaderno riportante accanto al nome della singola ragazza tutti gli importi ad essa riferibili); Olivia, invece, si occupava di controllare che le giovani connazionali si prostituissero regolarmente secondo le indicazioni ricevute, curando pertanto la fase finale della tratta ovvero quella della immissione nel circuito della prostituzione su strada.

Assy, inoltre, allo scopo di soggiogare psicologicamente le ragazze, aveva cura di mantenere rapporti costanti con i familiari delle vittime: in particolare ripetutamente contattava i genitori di Benedetta, dopo l’allontanamento di quest’ultima, minacciandoli affinchè facessero pressioni sulla figlia per farla ritornare sotto il controllo di Assy, tra l’altro avvisandoli “io non mi arrabbio subito, ma se mi arrabbio nessuno in questo mondo mi può fermare… e se io mi arrabbio è perché ho i miei diritti”.

In particolare, nel corso delle indagini tecniche emergeva il totale assoggettamento delle vittime ad Assy: Teresa, dialogando con una connazionale, anch’essa dedita al meretricio, richiesta da quest’ultima di indicare quando avrebbe smesso di lavorare per far ritorno a casa, si limitava a rispondere che avrebbe fatto rientro quando lo avrebbe deciso il suo “Bross”, appellativo utilizzato dalla stessa per indicare Assy, considerato, al contempo, “brother” e  “boss”.

Espletate le formalità di rito entrambi gli indagati sono stati associati presso le carceri dei luoghi dell’arresto.

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Redazione NewSicilia



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