Immigrazione

Operazione “Boga”, fermati altri 2 nigeriani per tratta di esseri umani

tratta
18 ott 2016 - 08:56

PALERMO - I finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria e della Stazione Navale della Guardia di Finanza di Palermo hanno fermato, ad Agrigento ed Alessandria, 2 nigeriani accusati di appartenere ad un’associazione per delinquere transnazionale dedita al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, alla tratta di esseri umani e allo sfruttamento della prostituzione di giovani donne provenienti dalla Nigeria.

I fermi sono da inquadrarsi nell’Operazione “Boga”, eseguita dalle Fiamme Gialle palermitane ad Agrigento, Reggio Calabria e Napoli e che aveva già portato, il 20 giugno scorso all’arresto di tre nigeriani e un ghanese, membri di una organizzazione criminale, operante tra la Nigeria, la Libia e l’Italia, che induceva alcune giovani nigeriane ed a fronte della promessa di opportunità lavorative nel nostro Paese, ad assumersi un debito di 30 mila euro, quale pagamento del viaggio verso l’Italia e per l’avviamento al lavoro.

Le ragazze, che si trovavano in uno stato di vulnerabilità psicologica, determinata dalla celebrazione di un rito “Voodoo” quale garanzia del debito, venivano trasferite in Libia, dove erano costrette a permanere in strutture di detenzione per poi essere imbarcate alla volta dell’Italia (nel caso di specie, Lampedusa).

Dopo essere giunte nel centro di prima accoglienza di Siculiana, venivano avviate alla prostituzione, con l’obbligo di riscattare progressivamente la somma concordata per riottenere la libertà ed evitare conseguenze lesive per loro ed i familiari in Nigeria. Le indagini hanno ora permesso di stabilire che i due fermati nello scorso fine settimana erano incaricati di condurre le ragazze vittime della tratta dal centro di prima accoglienza “Villa Sikania” di Siculiana a Catania, dove venivano consegnate al capo dell’associazione (arrestato nel giugno scorso). Quest’ultimo provvedeva a portarle a Reggio Calabria e qui avviate forzatamente alla prostituzione, anche con minacce di morte e, almeno in un caso, con la somministrazione forzata di sostanze stupefacenti, al fine di fiaccarne la resistenza psicologica.

Redazione NewSicilia



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