Inchiesta

Operazione “Bloody Money”: il Codacons si costituisce parte offesa

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18 ott 2016 - 17:53

CATANIA - Il Codacons ha dato mandato agli avv. Di Mattea Elisa e Patanè Chiara di presentare richiesta di costituzione di parte offesa alla Procura della Repubblica di Catania nell’ambito del procedimento penale denominato Bloody money, le cui indagini preliminari condotte dalla Guardia di Finanza hanno portato oggi all’arresto di cinque soggetti appartenenti al personale sanitario di alcuni presidi ospedalieri presenti nel comune di Catania per aver gli stessi dirottato taluni pazienti aventi la necessità di sottoporsi a dialisi, dai presidi ospedalieri pubblici alle strutture private al fine di trarre illecito vantaggio, consistente in “regali, come è emerso dalle intercettazioniche di fatto si traducevano in assunzioni di familiari, consulenze e bonus contrattuali.

Dalle indagini è emersa l’esistenza di uno stratagemma consolidatosi nel tempo che ha provocato un danno economico ai fondi pubblici destinati alla sanità locale che, dalla verifica effettuata dalle fiamme gialle, ammonterebbe a circa un milione e mezzo di euro. Ma la cosa più grave emersa dalle indagini è che gli operatori sanitari delle strutture pubbliche consigliavano di sottoporsi al trattamento della dialisi anche  pazienti che in realtà non ne  avevano la necessità al solo scopo di lucrare sulla prestazione sanitaria che avrebbe fornito la struttura privata dagli stessi consigliata.

“Questo è un fatto di una gravità assoluta - afferma il presidente regionale avv. Giovanni Petrone - che viola il sacrosanto diritto alla salute e a non sottoporsi a dei trattamenti sanitari altamente invasivi se non strettamente necessari. Il cittadino di fronte a simili episodi non fa che perdere ogni forma di fiducia nei confronti dei medici, che nel caso in specie si sono mostrati senza scrupoli e senza etica professionale”.    

“Il Codacons intende costituirsi parte offesa nel predetto procedimento penale a tutela dell’interesse degli utenti del servizio sanitario pubblico al fine di partecipare all’attività processuale e chiedere la condanna dei presunti responsabili alla luce del danno erariale scaturente da tali fatti di reato e del danno all’immagine arrecato all’intero sistema sanitario siciliano in un periodo storico di profonda crisi”.

E infine: “Va difatti sottolineato che tali fatti danneggiano ulteriormente la già precaria situazione della sanità siciliana, che ad oggi è al centro di future riforme di spending review che potrebbero comportare la chiusura di vari reparti ospedalieri”.

Redazione NewSicilia



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