La denuncia

Operazione Augusta 2016. Musarra: “Vigili del fuoco forza pubblica di serie B. Vogliamo maggiori tutele”

vigili del fuoco
6 mag 2016 - 12:32

CATANIA - Un anno fa oltre 900 migranti persero la vita al largo di Augusta. Oggi è in corso il recupero del relitto e delle salme, “ma cosa resterà alla Sicilia e al corpo dei vigili del fuoco, impegnati in prima linea, di tutto questo grande lavoro?”, si domandano il sindacato autonomo Conapo e il suo segretario regionale, Giuseppe Musarra.

“È sicuramente un’operazione di grande spessore e dal grande interesse internazionale – interviene Musarra-. È stata voluta fortemente dal Consiglio dei Ministri, ma dobbiamo fare presente che non possiamo essere tenuti in considerazione solo quando si tratta di intervenire”.

L’osservazione nasce da alcuni dati oggettivi, primo fra tutti quello legato all’aspetto economico: “Un capo dei pompieri è un ufficiale giudiziario a tutti gli effetti, sia nei compiti che ai fini giuridici. Tuttavia, dal punto di vista retributivo, questo non viene tenuto in considerazione. Un uomo appartenente al nostro corpo può percepire fino a 700 euro in meno rispetto a un poliziotto per esempio. Questo perché per legge interveniamo come le altre forze dell’ordine, ma abbiamo un contratto pubblicistico e non di sicurezza”.

Ma non finisce qua. I problemi dei vigili del fuoco sono anche altri: strutture e mezzi antiquati, mancanza di personale (età media di 47 anni) e conseguente presenza di distaccamenti vuoti. In Italia ci sono circa 8 mila unità in meno, in Sicilia circa 50 per ogni provincia. E questo provoca difficoltà nell’intervenire e nella formazione, obbligatoria e necessaria per chi svolge questo mestiere: “La nostra isola è la regione in cui vengono effettuati il maggior numero di interventi all’anno – continua il segretario del Conapo - Ed è assurdo che per i tagli lineari dobbiamo trovarci con personale in meno e con un solo nucleo a Palermo e mezzo a Catania. Con tutto che la città etnea è quella che per posizione geografica e possibilità di intervento dovrebbe essere la più corposa. Il tutto per una politica che ci trascura o che non si interessa dei problemi come dovrebbe”.

A chiudere questo quadro, infine, è l’analisi sull’aspetto psicologico. I vigili del fuoco, infatti, sono a rischio della sindrome di burnout: “Lo stress mentale per i nostri tipi di intervento non può passare in secondo piano. Soprattutto in questa circostanza: è un’operazione che non è mai stata fatta prima e, soprattutto, non sappiamo cosa ci aspetta. A 370 metri di profondità, senza luce e a quelle temperature non sappiamo in che condizioni possano essere i corpi”.

Andrea Lo Giudice



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