Arresti

Operazione “Ultimo atto”, in manette moglie e fratello del boss Antonio Trigila

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26 set 2016 - 08:58

SIRACUSA - Questa mattina, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, Agenti della Polizia di Stato in servizio al Commissariato di Avola ed alla Squadra Mobile di Siracusa hanno eseguito un’ordinanza di applicazione della misura cautelare personale degli arresti domiciliari, emessa dal Gip al Tribunale di Catania, nei confronti di Nunziatina Bianca, nata a Noto (classe 1957) e Gianfranco Trigila, nato a Noto ( classe 1974) indagati per associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e per la gestione diretta della stessa attività di spaccio, il tutto aggravato dalla cosiddetta “finalità mafiosa”, ovvero per agevolare le attività del sodalizio mafioso denominato “clan Trigila”.

I due sono rispettivamente la moglie ed il fratello di Antonio Trigila, inteso “Pinuccio Pinnintula”, storico capo dell’omonimo clan, attualmente ed ormai da più di vent’anni detenuto in esecuzione di condanna all’ergastolo.

Le misure odierne giungono all’esito di una lunga, complessa ed articolata attività investigativa, sviluppata dal Commissariato di Avola e diretta dalla Dda, che ha permesso di portare alla luce un articolato e redditizio traffico di sostanze stupefacenti organizzato dai vertici del clan Trigila di concerto con la “ndrina” calabrese, che, da anni, vanta una base operativa nel milanese.

In particolare, le risultanze investigative hanno dimostrato come il clan Trigila, tra il 2010 ed il 2015, avesse organizzato un’intensa, fiorente e ben organizzata attività di spaccio di stupefacenti di cui si riforniva direttamente in Lombardia per poi immetterle sul mercato di riferimento, costituito prevalentemente dall’area sud della provincia siracusana.

L’indagine, inoltre, ha permesso di appurare, da un lato, come il traffico di sostanze stupefacenti abbia costituito, sino ad epoca recente, una delle attività maggiormente remunerative poste in essere dal clan mafioso dei Trigila, dall’altro, come il sodalizio criminale siracusano faccia ancora oggi capo a Trigila Antonio inteso “Pinuccio Pinnintula”, nonostante la risalente detenzione carceraria cui lo stesso è sottoposto. In particolare, in relazione ai due destinatari delle misure, Bianca e Trigila, l’indagine ne ha ben delineato il preminente ruolo all’interno del clan, di cui rappresentano al momento i vertici, in assenza di colui che ne è, comunque, ancora il capo indiscusso, Antonio Trigila, come testimoniano le risultanze delle attività investigative.

Spicca, in particolare, il ruolo di Bianca, portavoce all’esterno delle direttive impartite dal carcere dal boss detenuto e diretta esecutrice delle indicazioni ricevute dal marito. L’indagine, svolta avvalendosi di operazioni tecniche e del contributo fornito dai collaboratori di giustizia, vede coinvolte diverse persone, la cui posizione è tuttora al vaglio degli inquirenti, fermo restando che, per alcuni di essi, attualmente detenuti, non sussistevano attuali e concrete esigenze cautelari.

Redazione NewSicilia



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