Processo

Omicidio Petrucci, i genitori: “Quel mostro deve marcire in carcere”

25 giu 2015 - 11:46

PALERMO – “Quel mostro, quell’assassino, deve marcire in carcere, ha ucciso una bambina di 17 anni. Così come mia figlia non avrà più una vita da vivere anche lui non deve avere una vita da vivere”.

È l’amaro sfogo di Serafino Petrucci, il papà di Carmela Petrucci, la studentessa uccisa due anni fa nell’androne di casa da Samuele Caruso, l’ex fidanzato della sorella Lucia.

Nell’agguato Caruso ferì gravemente anche la sua ex, che riuscì a salvarsi solo grazie all’intervento di una vicina di casa. Oggi si è tenuta, davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Palermo, l’ultima udienza del processo a carico di Samuele Caruso.

Il pg Mirella Agliastro ha chiesto, alla fine delle repliche in aula, la conferma della pena dell’ergastolo per l’assassino ”che ha agito con crudeltà ed efferatezza”, ha detto.

Serafino Petrucci e la moglie Giusy Mercurio non riescono a trattenere le lacrime. Davanti all’aula della Corte d’Assise ci sono anche la figlia Lucia, il figlio Antonino, oltre a un presidio di associazioni, come Le Onde e l’assessore alle Attività sociali del Comune di Palermo Agnese Ciulla.

”Mia figlia è stata ammazzata a coltellate ad appena 17 anni – dice ancora Serafino Petrucci tra le lacrime – Caruso merita l’ergastolo per tutta la sofferenza che ci ha provocato. Lucia soffre maledettamente ancora oggi. Non solo per le 17 coltellate ricevute ma perchè le manca terribilmente la sorella Carmela”.

I Petrucci temono che nella sentenza d’appello ci possa essere una riduzione della pena. “Abbiamo paura – dice – che i giudici possano ridurre la pena dall’ergastolo ad una pena inferiore. Sarebbe uno smacco terribile. Mia figlia non è più in vita e neppure lui deve avere una vita. L’ergastolo di primo grado è stato solo un primo passo, un segnale importante per tutte le donne che sono state uccise e che non hanno avuto giustizia. Il carnefice mira proprio a quello: ad una riduzione della pena”.

E la moglie Giusy Mercurio, sorretta dal marito, vestita di nero aggiunge: ”Quel mostro deve avere l’ergastolo, ormai per noi non esistono più sorrisi, feste, perchè ci ha strappato via il cuore. Carmela era la nostra vita. E noi non viviamo più. Io sono morta con lei”.

Lucia, appoggiata sul petto del padre, piange in silenzio e preferisce non dire nulla. ”Lucia non fa che pensare a sua sorella – dice il padre - anche per questo è giusta la conferma dell’ergastolo. E’ importante dare questo segnale”.

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Redazione NewSicilia



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