Omicidio

Palagonia, caccia ai complici dell’extracomunitario fermato. La figlia: “Colpa dello stato se i miei genitori sono morti”. IL VIDEO

Volante Polizia 19 agosto 2015
31 ago 2015 - 08:59

PALAGONIA – “È anche colpa dello Stato se i miei genitori sono morti, perché permette a questi migranti di venire qui da noi e di fargli fare quello che vogliono, anche rapinare e uccidere”. Parole taglienti quelle pronunciate da Rosita Solano, la figlia della coppia uccisa in villa, che celano una grande rabbia.

“Renzi venga qui a spiegare e non a chiedere scusa e a giustificarsi, i miei genitori ormai sono morti ma il Governo deve dirci perché”.

E intanto, impronte digitali, tracce ematiche con il luminol: gli uomini della scientifica gli hanno dato la caccia fino a notte fonda in quell’abitazione a Palagonia, in provincia di Catania, dove sono stati massacrati i coniugi Vincenzo Solano, 68 anni, e Mercedes Ibanez,70.

Ora si cercano i complici. Ieri sera, infatti, la polizia ha fermato un ragazzo ivoriano di 18 anni, Mamadou Kamara, che sarebbe l’assassino. Ma ha agito da solo? E li ha uccisi con modi così barbari per il solo scopo di rapinarli?

Sono tante le domande che si rincorrono ma per il momento gli investigatori pensano proprio alla rapina sfociata nel sangue. Kamara è ospite al Cara di Mineo dall’8 giugno scorso ma il sospetto che ora hanno gli inquirenti è che l’extracomunitario non abbia agito da solo.

 Ad incastrarlo sarebbero state delle macchie di sangue sui suoi pantaloni, che apparterrebbero a Vicenzo Solano, trovato sgozzato nel proprio letto.

L’altra vittima, la moglie, è stata invece ritrovata nell’atrio della villa, dov’è precipitata dopo essere stata scaraventata giù dal balcone.

Aspri anche i commenti del nipote della coppia, Francesco “Hanno creato un odio adesso…Se prima c’era un qualcosa di sopportabile, da quello che mi hanno detto i miei paesani, hanno creato un paese di razzismo dove non so cosa potrebbe succedere nei prossimi giorni… So che Renzi e Alfano senza la certezza della pena hanno creato un sentimento di razzismo nei confronti di queste persone – ha aggiunto - e se tutto questo sfociasse in una guerra civile? Renzi e Alfano dovrebbero provvedere  a tamponare la cosa rapidamente. C’è stata fino a questo momento una sopportazione, non sono state tutte ‘rose e fiori’. Credo – ha concluso il nipote dei Solano – che ci sia stata un’integrazione forzata, ma credo che con quello che è accaduto tutto ciò che si era costruito negli anni passati è andato perduto”.

A disporre il fermo è stata la Procura di Caltagirone e tutto è nato da un controllo della polizia davanti il centro di accoglienza. Gli agenti hanno, infatti, perquisito il borsone del ragazzo originario della Costa d’Avorio e lì dentro hanno trovato un telefonino e un computer portatile oltre ad un paio di pantaloni sporchi di sangue e facendo controlli incrociati, è emerso che quegli oggetti appartenevano proprio ai due coniugi che abitavano in via Palermo.

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Giorgia Mosca



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