Il profilo

Omaggio mafioso allo “zio Ciccio”. L’identikit del boss La Rocca

processione  San Michele di Ganzaria
29 mar 2016 - 13:09

SAN MICHELE DI GANZARIA – Francesco La Rocca, un nome che tutti conoscono nell’ambiente mafioso e che molti temono. Il suo potere è talmente forte da influenzare anche dal carcere dove è rinchiuso dal 2005 a seguito del maxi blitz Dioniso, tanto che proprio negli ultimi giorni la casa dove abitava è stata “omaggiata” dall’applauso di un centinaio di fedeli durante la processione religiosa della santa Pasqua.

Ma chi è Francesco La Rocca

Lo conosceva anche Giovanni Falcone che lo aveva inquadrato perfettamente e la sua carriera nel mondo mafioso è iniziata molto presto, a 18 anni. Il suo padrino nel 1956 fu l’ex capo della famiglia di Ramacca Calogero Conti. Nel 1981, La Rocca decise “di mettersi in proprio” e di fondare una sua famiglia, quella di Caltagirone, diventando più potente del suo stesso padrino di Ramacca. La Rocca sarebbe stato vicino all’ala dei corleonesi, schierato con il latitante Bernardo Provenzano. 

Di lui hanno parlato le intercettazioni, le dichiarazioni dei pentiti e i pizzini ritrovati nella casa di Provenzano: lo descrivono come un uomo spietato dallo sguardo glaciale. Era lui a tessere le fila di molti “appalti” non proprio chiari e sempre lui che aveva spostato il baricentro degli “affari” dal catanese alle campagne calatine.

Non guardava in faccia proprio nessuno La Rocca, un uomo che preferiva strangolare le sue vittime per non fare rumore e che spesso ha dichiarato di provare piacere nell’ammazzare.

Ciccio La Rocca è stato un grande mediatore non solo all’interno del suo ambiente ma soprattutto con i politici e gli uomini di potere… solo lui era in grado di convincerli ad accettare le condizioni della “famiglia” senza troppe resistenze.

Dopo quanto accaduto, la procura di Caltagirone ha aperto un’inchiesta per turbativa dell’ordine pubblico. È chiaro a tutti il peso criminale del boss e dei suoi eredi soprattutto per l’alleanza con la famiglia Santapaola.

Vittoria Marletta



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