Dichiarazioni

Omaggio al boss, interviene il vescovo di Caltagirone: “Si fermi tutto”

monsignor peri
29 mar 2016 - 18:15

SAN MICHELE DI GANZARIA - “Dopo quanto avvenuto è necessario fermarsi. La magistratura farà chiarezza sull’intera vicenda”: sono queste le parole di monsignor Calogero Peri, vescovo di Caltagirone, che ha deciso di dire la sua riguardo all’omaggio al boss a San Michele di Ganzaria. 

È accaduto di nuovo, stavolta in un piccolo paesino in provincia di Catania: durante la processione del Venerdì Santo, il fercolo del Cristo morto, cambia rotta e si dirige a piazza Monte Carmelo, dove vive il boss Francesco La Rocca. 

“È evidente che sotto il profilo pastorale sia necessario riflettere su quanto è successo e impegnarsi con le azioni dovute ed appropriate, in particolare per non ferire ulteriormente la devozione autentica e l’accoglienza delle quali la comunità sammichelese ha sempre dato prova. La deviazione della processione, quasi con una sollevazione popolare; le aperte critiche contro il parroco che sarebbe stato colpevole di non avere rispettato la tradizione; le voci che ne sono seguite… attendono adesso la loro chiarificazione per essere, pastoralmente, riorientate al fine di evitare il ripetersi di simili accadimenti ed evitare degenerazioni e abusi” continua monsignor Peri.

L’iniziativa della processione era partita dalla comunità di fedeli che, in prossimità della Settimana Santa, avevano deciso di ridurre il percorso del fercolo tagliando tratti che potevano causare problemi (come ad esempio la salita al Carmelo) e favorire una partecipazione attiva e consapevole in un clima di silenzio e di preghiera.

Tale decisione, com’è obbligo e prassi, è stata comunicata ai Carabinieri, al sindaco e all’Amministrazione comunale che ne hanno preso atto e l’hanno attuata.

Nel momento in cui i portatori hanno deviato il percorso stabilito, il sindaco (che ha deciso di distogliersi da quanto accadeva togliendo la fascia tricolore) e il parroco, insieme al comandante dei carabinieri, non hanno più seguito la processione, dissociandosi da quanto stava accadendo e affermando che quei percorsi non erano autorizzati.

“La pietà popolare è una straordinaria risorsa per l’inculturazione del Vangelo – aggiunge mons. Peri - e rappresenta un significativo contributo popolare alla riflessione teologica e pastorale. Tuttavia deve essere illuminata dal Vangelo ed incanalata nella Tradizione della Chiesa. Nelle feste è chiaro che la processione rappresenti un momento forte per la pietà popolare e di grande visibilità. La processione è, però, espressione di un sentimento di fede se nasce dalla liturgia e se si nutre dei suoi valori. In altro modo è una manifestazione di folclore che seppur antropologicamente giustificabile, rischia di non condurre a Cristo”.

“In questo momento – conclude mons. Peri -, per ovvie ragioni, ritengo di non dover dire nulla sulla questione del presunto ‘inchino’ od ‘omaggio’. Ho pieno rispetto e fiducia nel lavoro dei Carabinieri e della Procura. È però mio dovere, come pastore di questa porzione del Popolo di Dio che mi è stata affidata, qualora se ne ravvisasse il pericolo, difendere la fede e la tradizione popolare da tutto ciò che è antievangelico”.

I militari dell’arma di Caltagirone, stanno comunque procedendo nelle indagini. 

Rossana Nicolosi



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