Eccellenze

Olio d’oliva: “il tempo delle prese in giro è finito. Proteggiamo il nostro prodotto”

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11 feb 2016 - 06:00

Quante ne abbiamo sentite negli ultimi giorni.

I social si sono “scatenati” riportando notizie che riguardano la scarsa attenzione del governo nazionale ad un prodotto d’eccellenza del Bel Paese come l’olio d’oliva. Parliamo di un prodotto che caratterizza la produzione italiana con circa 550mila tonnellate l’anno (dati Istat 2011/2012).

È lecito, dunque, chiedersi quale sia il motivo per il quale un paese “a vocazione agricola” come il nostro permetta importazioni “incontrollate” di prodotti esteri in grado di determinare una vera e propria asta al ribasso a discapito di coltivatori, produttori, commercianti e non ultimo, della qualità dei prodotti che “affollano” la nostra tavola.

La Coldiretti Sicilia parla di “evidente contraddizione” se si considera che l’Italia “rimane il principale importatore di olio d’oliva”.

Un primato infelice che conferma la miopia di un governo nazionale incapace di curare i propri interessi e soprattutto di proteggere il frutto del duro lavoro di quanti gravitano nel mondo della produzione olearia di qualità.

“Le offerte di olio a 2 e 3 euro - incalza Coldirettisono il segnale più evidente delle importazioni perché un prodotto buono non può costare meno di 6-7 euro”. A ciò si aggiunga “l’avallo” della Commissione europea all’aumento del contingente di importazione agevolato di olio d’oliva proveniente dalla Tunisia fino al 2017, circostanza quest’ultima che incrementerebbe le attuali 57 mila tonnellate “free tax” di altre 35 mila tonnellate.

Diverse e numerose sono state le manifestazioni di protesta e le battaglie annunciate nella speranza di riuscire ad arginare un flusso di importazione non proprio moderato.

Secondo Ignazio Corrao, europarlamentare del Movimento 5 Stelle “gli agricoltori siciliani e i nostri prodotti sono i primi ad essere sacrificati e colpiti dal deprezzamento ogni qualvolta l’UE deve infliggere sanzioni, come sta facendo con la Russia, o stringere accordi di libero scambio come l’UE-Marocco, o peggio ancora, giustificare l’aumento delle quote di olio tunisino come aiuto allo sviluppo”.

A questa situazione, però, farebbe da contraltare la “consapevolezza dei cittadini che si tratta di prese in giro” e che “il giochetto di votare provvedimenti disastrosi per il territorio siciliano senza che nessuno lo sappia pare sia finito”.

Ancora Corrao: “stiamo predisponendo la richiesta di ritiro della proposta della Mogherini e in più chiederemo alla Commissione Europea interventi mirati a risolvere la grave situazione in cui versano gli agricoltori. Pittella - prosegue – ha l’occasione di bloccare il provvedimento con il voto contrario del gruppo S&D che presiede, dimostri che è un degno rappresentante della circoscrizione che lo ha eletto (quella meriodionale, ad alta produzione di olio) e non di essere succube di Schulz e delle manovre di affaristi e privati. La misura dell’olio tunisino – conclude l’eurodeputato – favorisce solo qualche multinazionale e non i piccoli produttori tunisini”.

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Marco Bua



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