Memoria

Oggi il ricordo di Chinnici, Mattarella: “Dopo 33 anni si deve ancora molto a lui”

Attentato Chinnici
Foto: blogsicilia
29 lug 2016 - 08:12

PALERMO - Sono passati 33 anni dalla strage di via Pipitone Federico, in cui persero la vita il giudice Rocco Chinnici, il maresciallo Mario Trapasso e l’appuntato Salvatore Bartolotta e il portiere dello stabile, Stefano Li Sacchi.

La giornata odierna, alle ore 9, ha visto la deposizione delle corone di fiori sul luogo della strage alla presenza delle autorità civili e militari. Alle 10,30, invece, è iniziato un incontro nell’aula magna del tribunale, in piazza Vittorio Emanuele Orlando, presieduto dalla figlia del magistrato, Caterina, e dal titolo “Terrorismo internazionale e criminalità organizzata: quali collegamenti? Riflessioni e proposte tra esperienza italiana e legislazione europea”. Presenti alla conferenza ci sono diversi rappresentanti istituzionali, tra cui il procuratore nazionale antimafia, Francesco Roberti, e l’eurodeputata Monika Hohlmeier, relatrice di un progetto antiterrorismo.

In memoria di quanto accaduto ha parlato anche il presidente italiano, Sergio Mattarella: “Desidero esprimere la mia vicinanza ai familiari delle vittime e la partecipazione di tutte le istituzioni della Repubblica a questo giorno. Chinnici ha lottato con tenacia contro la mafia nel periodo più difficile, quando la criminalità organizzata cercava di scardinare i valori fondativi del vivere civile”.

E ancora, Mattarella ha proseguito riconoscendo un gran merito al magistrato: “Ha ideato una struttura innovativa che ha reso possibile una maggiore collaborazione tra i magistrati, attraverso lo scambio di informazioni e la conseguente visione più ampia del fenomeno. Altri uomini illustri hanno proseguito sulla sua strada. La democrazia gli deve molto”.

Poi, il presidente della Repubblica ha chiuso con una riflessione: “Mi auguro che la giornata di oggi accresca la consapevolezza e la responsabilità tra i giovani”.

Infine, l’ultima parola è del presidente dell’assemblea regionale siciliana, Giovanni Ardizzone: “La mafia non è finita, anche se non ci sono più le stragi. Ancora non c’è la capacità di sviluppare gli anticorpi fino in fondo. Credo che ognuno debba fare la propria parte”.

Andrea Lo Giudice



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