Giustizia

Oggi cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario

anno giudiziario
24 gen 2015 - 10:30

CATANIA - È iniziata a Catania come a Palermo la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2015.

“Lo stato delle cose nel nostro Paese è sotto gli occhi di tutti, con una crisi economica che non accenna a placarsi, con crescenti tensioni sociali, con la scoperta di diffuse nuove corruttele, con l’esplosione di pulsioni demagogiche. E tutti noi dobbiamo essere soprattutto consapevoli della drammaticità di quanto, quasi sessant’anni fa, scriveva Corrado Alvaro quando avvertiva che la disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere rettamente sia inutile”. Lo ha detto nella sua relazione introduttiva il presidente della Corte d’Appello di Catania Alfio Scuto durante la cerimonia dell’anno giudiziario.

Scuto si è rivolto direttamente “ai cittadini, non per blandirli o ammonirli – ha detto – ma per renderli avvisati di alcune semplici, eppure neglette, verità. Alle persone comuni va infatti ricordato che senza una legalita’ statuale prevale la cosi’ detta legge del più forte”.

Il presidente della Corte ha, inoltre, sottolineato che “l’indipendenza del giudice, l’autogoverno dell’Ordine giudiziario, l’onorabilità della categoria non sono privilegi dei suoi componenti ma beni e strumenti che appartengono a tutti, perché ciascuno ne potrà godere nel momento in cui avrà bisogno di tutela. A loro volta, come tutti gli altri cittadini in onestà d’intenti i magistrati, unitamente al personale amministrativo e di polizia giudiziaria, devono continuare a manifestare col loro quotidiano impegno lo spirito di servizio che li anima, pur nelle difficili accennate condizioni operative”.

“Presso questo distretto la riforma ha determinato la soppressione del Tribunale di Modica e della relativa Procura della Repubblica, accorpati ai corrispondenti Uffici di Ragusa, nonché di tutte le Sezioni distaccate di Tribunale. Non si è trattato di decisioni indolori, soprattutto nel profondo sentire delle popolazioni residenti e delle loro legittime aspettative di giustizia”. Ha continuato il presidente della Corte d’Appello, “è stata però portata a compimento, seppure in maniera decisamente radicale, l’attesissima revisione della geografia giudiziaria che, invocata da decenni in funzione di una razionalizzazione del risalente reticolo giudiziario e di una maggiore efficienza dei relativi servizi, si è piuttosto realizzata sull’onda della pubblicizzata operazione di spending review nella Pubblica Amministrazione. Tutto ciò – secondo Scuto – dovrebbe preludere, a un nuovo modello di amministrazione della giustizia, imperniato su figure specializzate di giudice, sull’implementazione dei processi di informatizzazione e telematizzazione della giurisdizione e dei servizi giudiziari, sull’immissione di nuovo personale amministrativo con qualifiche adeguate alle moderne metodologie del lavoro, sulla formazione e sull’aggiornamento degli operatori del settore”.

Ma durante la cerimonia, che allo stato, è ancora in corso, ha preso la parola anche Mario Zambuto, presidente facente funzioni della Corte d’Appello di Messina che nella sua relazione ha sottolineato “Le organizzazioni mafiose nella fascia tirrenica della provincia di Messina intrattengono legami più forti con Cosa Nostra palermitana mentre proprio a Messina le collaborazioni più forti sono con la ‘ndrangheta calabrese e Cosa Nostra catanese, addirittura c’è un accordo trasversale sulla spartizione degli affari”.

“C’è anche un’altra emergenza denunciata dal presidente della Repubblica Napolitano, la debacle della giustizia italiana con l’irragionevole durata dei processi”. Lo ha detto il segretario dei radicali Rita Bernardini, oggi a Catania, per la cerimonia dell’anno giudiziario. “Quest’anno – ha aggiunto – è accaduto qualcosa di singolare: non hanno fornito i dati dei procedimenti penali pendenti, non l’ha fatto il ministro Orlando relazionando alla Camera, non lo ha fatto il primo presidente della Cassazione che ha parlato solo dell’incredibile contenzioso giacente presso la Suprema corte, ma non ci ha detto cosa succede nei tribunali. E adesso ecco perché è importante l’opera dei Radicali italiani. In un paese se non funziona la giustizia non funziona il Paese perché mancano le regole minime per la convivenza sociale. Abbiamo uno Stato criminale condannata in sede europea per due motivi, l’irragionevole durata dei processi e il trattamento inumano e degradante nelle carceri”.

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Redazione NewSicilia



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