Mafia

Cosa Nostra: sequestrati i beni a presunto boss di Bagheria

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5 giu 2015 - 11:53

BAGHERIA - La lunga mano di Cosa Nostra arrivava a Bagheria, almeno secondo il Tribunale di Palermo, grazie all’azione di Francesco Raspanti. L’uomo, un imprenditore di mezza età già arrestato in occasione della cosiddetta operazioneReset“, è attualmente ai domiciliari. A seguito della suddetta missione, oltre al presunto boss di Bagheria, vennero messe le manette ai polsi di altri 31 criminali, tutti a vario titolo coinvolti in fatti di racket ai danni di privati cittadini.

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A quanto pare gli investigatori riconoscono all’uomo delle responsabilità tanto per quanto riguarda la corresponsione forzata del pizzo da parte dei commercianti di Bagheria, quanto nelle scelte edili dei costruttori della zona, costretti a rifornirsi laddove Francesco Raspanti ed il fratello ritenevano più opportuno (ovviamente per loro e per gli affari di Cosa Nostra).

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Il Tribunale di Palermo, nello specifico la sezione addetta alle cosiddette misure di prevenzione, ha disposto inoltre che venissero sequestrati i beni del ricco imprenditore.

Francesco Raspanti si è visto quindi, dopo una lunga serie di cavillose indagini sul suo conto, privato di una grossa fetta del suo patrimonio; si stima infatti che il materiale sequestrato al presunto boss di Bagheria abbia un valore pari a circa 8 milioni di euro.

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Inoltre, come se ancora non bastasse, il provvedimento riguarderebbe anche una squadra di calcio locale della quale l’uomo era uno dei più prolifici azionisti. Gli investigatori poi hanno avuto modo di accertare che buona parte del patrimonio di proprietà di Francesco Raspanti sia da considerare “illecitamente accumulato in diversi anni di malaffare“. L’imprenditore palermitano quindi, a quanto pare, ha ormai ben poche possibilità di riabilitare il suo nome.

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Valentina Idonea



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