Sanità

“Non ti opero”: chirurghi in crisi e sulla “difensiva”

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16 feb 2016 - 11:00

CATANIA - “Circa il 36% delle denunce nei confronti dei dottori riguarda l’ambito chirurgico. Ecco perché il 53% dei medici ammette di prescrivere farmaci a scopo ‘difensivo’ e i giovani medici snobbano chirurgia quando devono scegliere la specialità: hanno paura di finire in tribunale”.

Non ha peli sulla lingua il presidente dell’Ordine dei Medici e Odontoiatri di Catania, il professore Massimo Buscema, che traccia, insieme con noi, un quadro allarmante riguardo alla condizione dei chirurghi e futuri chirurghi, ma anche sul rapporto di fiducia ormai logoro tra medico e paziente.

Sulla questione in molti hanno espresso il proprio parere, ma il dato oggettivo è sotto gli occhi di tutti: sempre più dottori aggirano il pericolo del contenzioso civile o penale sottoponendo i pazienti ad una serie di esami o misure preventive che poco hanno a che fare con le finalità terapeutiche. 

In sostanza parliamo di sempre meno pazienti in sala operatoria contro il numero sempre più alto di visite, ricoveri ed esami in laboratorio. 

Da nord a sud non c’è alcuna distinzione: il costo della medicina difensiva sulla spesa sanitaria in Italia è del 10,5%. Occorre far notare, inoltre, che, come sottolinea, il professor Buscema che “le prescrizioni ‘inutili’ rappresentano il 13% di quelle fatte complessivamente da un medico in un anno; se si prendono in considerazione anche le visite specialistiche la percentuale sale al 21%”. 

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E che dire, poi, delle polizze assicurative? Riguardo a questo punto lascia il segno quanto dichiara il professore Salvatore Amato, presidente dell’Ordine dei Medici di Palermo: “I chirurghi,  gli ortopedici e i ginecologi, già durante il periodo di specializzazione, sono tenuti a pagare premi dai 10 mila euro in sù. Chi può permettersi di pagare cifre del genere al giorno d’oggi?”.

In tutto questo botta e risposta di tesi accusatorie e scagionanti non si possono non considerare le condizioni difficili in cui i medici devono operare. Sono davvero le cause dei pazienti il problema grave della sanità o lo è piuttosto il disinvestimento in tale ambito che comporta gravi conseguenze?

“La medicina non è una scienza esatta e l’errore medico è connaturato alla fallibilità dell’essere umano – continua il presidente Amato -. Per esempio se viene al pronto soccorso un paziente col mal di testa, questo viene dimesso perché gli è stata diagnosticata una cefalea. Quando i magistrati puniscono il medico per non avere eseguito una tac in quanto si sarebbe reso conto di altre problematiche relative al paziente, dovrebbero tenere conto che i dottori  non possono sottoporre a una tac tutti i pazienti che manifestano dolori”.

Sono tanti, quindi, i fattori che giocano a discapito della professionalità dei medici. Ma resta da chiedersi se in questa situazione da “cane che si morde la coda” non siano sempre i pazienti a rimetterci.  

Vittoria Marletta



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