L'intervista

“Non parlavano italiano, hanno voluto i numeri dei nostri familiari”. Calcagno e il ricordo di quei terribili momenti

calcagno
10 mar 2016 - 12:19

ENNA - “Tra i nostri sequestratori nessuno parlava l’italiano”. Lo ha detto Filippo Calcagno, uno degli ostaggi italiani in Libia, commentando le parole di Rosalba Castro, la vedova di Salvatore Failla che ieri aveva detto, nel corso di una conferenza stampa che uno dei sequestratori che l’aveva chiamata al telefono parlava l’italiano.

Calcagno ha spiegato: “Ho sentito la registrazione di Failla fatta ascoltare ieri dalla moglie. Le cose sono andate così, il racconto non si allontana dalla realtà, dall’incubo che abbiamo vissuto. Loro ci avevano chiesto un numero di cellulare di tutti nostri familiari. Io non ricordavo a memoria il numero dei cellulari di mia moglie e dei miei figli, e gli dissi che l’unico numero che potevo dare era quello fisso di casa e lo presero. Ce li hanno estorti”.

E sui sequestratori ribadisce:Tra i sequestratori non c’era chi parlava in italiano. Ci dissero attraverso Salvo Failla, che era l’unico che capiva il francese, che loro non parlavano neppure tanto bene, di stare attenti e di non dire altre cose se non quelle cose che venivano suggerite”.

E sul ritrovamento di un passaporto nel covo, dice: “Quello che hanno trovato nel covo dove eravamo non lo so, abbiamo cambiato luogo solo il 28 novembre”.

“Noi avevamo avuto la sensazione che ci fosse una trattativa in corso con i sequestratori. Lo notavamo anche dall’atteggiamento dei nostri sequestratori”. Lo ha detto Filippo Calcagno, uno degli ostaggi italiani liberati, intervenendo a Radio anch’io.

“Speravamo tanto che ci fosse una trattativa – spiega -. Ce ne accorgevamo anche dai trattamenti. Quando i sequestratori non avevano contatti, loro venivano e si sfogavano con noi. Ci davano anche botte. Quando, invece, c’erano i contatti, erano più calmi”. Poi racconta di avere appreso della morte dei due connazionali solo “domenica mattina, quando siamo arrivati in Italia”.

“Non sapevamo che fosse accaduto a Salvo (Failla ndr) e Fausto (Piano ndr), ce lo hanno detto al nostro arrivo a Roma. E ora apprendo altre cose, nuove”, conclude.

Redazione NewSicilia



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