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Pretura in via Crispi: chi vi entra è condannato alla “sauna”

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8 lug 2016 - 06:13
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CATANIA - La situazione che viviamo in pretura è drammatica e deve cambiare subito perché abbiamo atteso già troppi mesi il ripristino degli impianti di climatizzazione. Quest’inverno è mancato il riscaldamento, ma per superare il freddo ci si può coprire: è con l’arrivo dell’estate che è scattato l’allarme malori. Con il progressivo aumentare delle temperature saremo costretti a fare una convenzione con il 118 per mettere le ambulanze a disposizione di tutti gli utenti del palazzo”.

Le parole di Bernardo Capodicasa, dirigente regionale Confsal – Unsa, non lasciano spazio ad interpretazioni e descrivono il palazzo di via Francesco Crispi come una struttura in cemento armato che d’estate si trasforma in una fornace ed inghiotte avvocati, magistrati, ma soprattutto personale amministrativo e utenti.

C’è chi racconta di un posto “infernale” nelle cui stanze si raggiungono i 30 gradi, soprattutto in quelle più affollate, dove non di rado la gente si sente male. Dentro l’edificio si sprecano i ventagli e i fogli di carta utilizzati per cercare di smuovere l’aria, ma la verità è che a poco servono quando nelle stanze il tasso di umidità raggiunge percentuali elevatissime: nel palazzo c’è vera afa, a tutte le latitudini… primo, secondo e terzo piano.

Parliamo di una condizione difficile iniziata nel settembre scorso a cui, ad oggi, non è stato ancora trovato un rimedio.

In sostanza la soluzione al grave problema, che potrebbe durare fino ad autunno inoltrato visto quanto si prolungano le estati siciliane, consiste nel trovare i fondi per rinnovare completamente tutti gli impianti.

“Abbiamo puntato spesso i riflettori su questa difficile condizione, che nel mese di agosto riguarderà più che altro gli amministrativi - afferma Capodicasa -. Il punto è che da gennaio i lavori ordinari e straordinari all’interno degli uffici di giustizia non sono più di competenza del Comune, ma del Ministero di Grazia e Giustizia che, nonostante le ripetute sollecitazioni da parte dei direttori dei nostri uffici giudiziari, ha dichiarato di non disporre della cifra necessaria per venire in aiuto a chi quotidianamente rischia lo svenimento - conclude -. Per i lavori servirebbero 130 mila euro: è chiaro che si tratta di una cifra importante, ma non possiamo andare avanti così”.

Comunque per Capodicasa esisterebbe una “soluzione tampone” che consentirebbe il “minimo di vivibilità”:

È chiaro che bisogna trovare una soluzione in fretta, ma anche che sia unanime perché se ognuno iniziasse a portare spontaneamente da casa propria un ventilatore o un piccolo condizionatore, la fornitura di energia elettrica potrebbe non bastare. 

Del resto tale condizione è condivisa anche al palazzo di giustizia di piazza Verga e precisamente al terzo piano, nell’ala della Corte d’appello. Li pare, però, che il guasto sia meno grave e quindi richieda un investimento di poche migliaia di euro. Per questa ragione il bilancio sembrerebbe essere stato approvato nei mesi scorsi, ma ad oggi i lavori per “inghippi burocratici” non sono ancora stati avviati.

Dopo la riunione del 24 giugno, indetta da Confsal-Unsa, con tutte le categorie che lavorano all’interno della pretura in via Crispi, Capodicasa ci mette il carico da novanta e lancia un avvertimento forte e chiaro al Ministero di Giustizia: “Farò tutto quello che mi è possibile perché le nostre richieste vengano soddisfatte“.

Vittoria Marletta



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