Malasanità

Nicole si poteva salvare? Il padre: “Hanno scelto i medici”

Ospedale corsia vuota
13 feb 2015 - 12:00

CATANIA - Una gravidanza serena, una gestazione “nella norma” e il classico fiocco rosa ad accogliere la piccola Nicole, una bimba di quasi 3 chili che mamma Tania e papà Andrea aspettano con ansia.

In poco tempo, però, gioia e commozione devono necessariamente lasciare il posto a timore e disperazione: Nicole ha una crisi respiratoria.

Bisogna intubarla e, una volta stabilizzati i parametri vitali, trasportarla d’urgenza in una Unità di terapia intensiva neonatale (Utin).

Comincia la corsa frenetica alla ricerca di una struttura che possa curarsi di lei ma nelle strutture catanesi non ci sono posti. Ce n’è uno a Ragusa, a 100 Km di distanza.

Nicole morirà alle 4,25. Per lei nessun carillon, solo il frastuono delle sirene di quell’ambulanza che cerca disperatamente di salvarle la vita.

Sulla vicenda indagano la Procura di Catania, coordinata dal sostituto Alessandra Tasciotti e quella di Ragusa che, già da ieri, ha cominciato l’attività di inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Serena Minicucci.

Sono già state sentite dagli uomini della Mobile di Ragusa, su disposizioni del commissario Capo Nino Ciavola, la ginecologa della madre, Maria Palermo, il neonatologo Antonio Di Pasquale e l’anestesista Giovanni Alessandro Gibiino.

Adesso si cerca di capire cosa non ha funzionato, se e in che misura ci sono gravi responsabilità ma soprattutto se realmente non c’erano alternative.

Quest’ultima ipotesi, significherebbe, ancora una volta piegarsi all’ennesimo fenomeno di “malasanità”, rassegnarsi al fatto che vivere o morire è una questione di fortuna.

In attesa di conoscere gli esiti dell’esame autoptico sul corpicino della piccola Nicole, che dovrebbe essere disposto per martedì della prossima settimana, continuano le indagini per far luce sulla questione.

Sul caso si sono espressi diversi esponenti della politica regionale, nazionale e persino il neo capo dello Stato, Sergio Mattarella che si è detto incredulo, triste e sconcertato.

Secondo il governatore, Rosario Crocetta, anche le cliniche private devono essere dotate di un reparto di rianimazione neonatale. Lo stesso Crocetta ha promesso, poi, di usare “il pugno duro” con chi ha sbagliato e ha invitato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, a modificare la “normativa che consente ai privati di svolgere attività senza obbligo di avere la rianimazione interna”.

“Chi vuol svolgere questa attività deve avere una struttura di rianimazione – afferma Crocetta – per evitare che accadano fatti incresciosi come quello di Catania”.

L’assessore regionale alla Sanità, Lucia Borsellino, ha annunciato l’avvio di una inchiesta interna e ha convocato i manager delle aziende ospedaliere di Catania, mentre il ministro Lorenzin invierà a Catania degli ispettori per ottenere, nel più breve tempo possibile, una relazione dettagliata sul caso e per effettuare le necessarie verifiche sui Lea (livelli essenziali di assistenza) in Sicilia.

Resta una domanda. Nicole si poteva salvare? Per il padre Andrea, che non dorme da ormai due giorno, c’è la sensazione di sentirsi “una rockstar di questa tragedia” e pretende giustizia per capire se nella macchina dei soccorsi si sia perso tempo prezioso.

 

Commenti

commenti

Marco Bua



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Articoli Correlati

Lascia un Commento