Aggressione

“Nessuna nota sul registro”. La verità raccontata da due alunne della Carducci

Carducci
25 apr 2016 - 07:30

CATANIA - A quattro giorni dall’aggressione si squarcia il silenzio nella III E della scuola Giosuè Carducci di Catania. Due alunne, delle quali non faremo i nomi a fini tutelativi, raccontano cosa è accaduto.

Quelle immagini sono ancora fresche nella loro mente, mentre ne parlano risentono gli urli, mentre descrivono rivedono le lacrime.

“È stato terribile, noi tremavamo come due foglie. C’era chi gridava e chi piangeva vedendo il professore Marletta a terra, con il volto insanguinato”.

Un fallimento. Solo così è possibile apostrofare cosa è accaduto giovedì scorso in questa nota scuola catanese. A fallire è stata la società, a fallire è stato il “sistema” scuola, a fallire è stato il concetto di famiglia con i suoi valori e ideali.

Una violenza gratuita consumata sotto gli occhi di ragazzini di 12 e 13 anni, forse più correttamente definibili bambini. Il peggiore dei messaggi che potesse essere trasmesso.

Da una parte la scuola nella persona del professore di matematica, Domenico Marletta, e dall’altra la famiglia con Ernesto, il fratello della ragazzina rimproverata. Un’aggressione avvenuta in un corridoio della scuola, fra la III E e la II E.

Ore 9,10. Il professore di matematica completa la sua ora proprio in III E. Prima di uscire dalla classe, incarica un alunno di tenere sotto controllo la situazione affermando: “Se vi comportate male e fate baccano, devi farmi solo un nome che risponderà per tutti e tutti sarete responsabili”.

“In realtà, il professore non era a caccia di un capro espiatorio in quanto tale” continuano le due ragazzine “bensì desiderava lanciarci un messaggio chiaro: state calmi altrimenti sarete tutti responsabili del rimprovero di un vostro compagno secondo un principio di squadre”.

Ed ecco che il nome salta fuori, è proprio quello della sorella di Ernesto. La quale sentendosi accusata, nonostante il professore avesse accettato dietro supplica degli alunni di non fare la nota sul registro, “ha chiamato in lacrime sua mamma che è arrivata subito a scuola in compagnia del fratello e sono iniziati gli improperi”.

Spalancando la porta della III E è entrata in classe urlando. “Mia figlia non deve più stare in questa classe di m…”.

Una delle classi più prestigiose della scuola, la stessa che presenta liste di attesa lunghissime in quanto molto ambita proprio per la competenza del professore Marletta. Persona di grande rigore morale ed estrema bravura, stando a quanto riferiscono alcuni genitori.

Sentendo quelle urla lo sventurato docente è uscito dalla classe in cui stava facendo lezione e la situazione è precipitata. “Il professore è stato spintonato ed è caduto. Madre e fratello lo hanno preso a calci e pugni tanto che si è spaccato anche la testa e gli hanno dato 7 punti, aveva tutto il volto insanguinato”.

Ed ecco che vi abbiamo raccontato la moviola di quegli attimi terribili. Scene che neanche il miglior regista avrebbe girato, consapevole di non voler lanciare un messaggio tanto deprecabile ma purtroppo non si è trattato di finzione, bensì di cruda realtà.

Forse varrebbe ricordare che… “se seminiamo vento oggi, raccoglieremo tempesta domani”.

Giorgia Mosca



© RIPRODUZIONE RISERVATA
  • Ruggero Albanese

    No, non ci avete raccontato niente, anzi non ci avete raccontato un cazzo!
    Non capisco perchè di alcuni vengono dati nimi, foto e a volte pure indirizzi e di questi vigliacchi aggressori non pubblicate niente. Abbiamo il diritto di sapere e di doverci in qualche modi difendere da brutali aggressori immotivati.
    Fate giornalismo, fate il vostro dovere!