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Naufragio aprile 2015, inizia il recupero dei morti: la lettera di un finanziere

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3 mag 2016 - 18:46

CATANIA – “‘Comandante, la barca è pronta, siamo pronti a mollare’, lo gridava a squarciagola il mio nostromo. L’ennesima partenza improvvisa, neanche il tempo di dare un bacio ai miei piccoli marinai e salutare con un fiore la mia compagna. Ma io sono il comandante, e il mare mi appartiene, sia quando è triste sia quando è gioioso per il canto delle sirene”: inizia così la lettere inviataci da un nostro lettore, il finanziere Maurizio Nicolosi.

Domani mattina ripartiranno le operazioni di recupero del barcone affondato il 18 aprile 2015 nel canale di Sicilia, con a bordo circa 700 personeL’affondamento dell’imbarcazione ha provocato 58 vittime, 28 superstiti e fra i 700 e i 900 dispersi, numeri che la pongono come una delle più gravi tragedie marittime nel Mediterraneo dall’inizio del XXI secolo.

“Siamo in attesa che l’occhio magico rilievi un bersaglio: eccolo lì davanti a noi, non tanto grande, si dirige verso le coste Salentine. Non sappiamo cosa trasporti: armi o polvere bianca malefica. Vengono montate le armi pesanti su entrambi i lati dell’unità, siamo sopra l’obiettivo, pronti ad agire come quando un’aquila sferra i suoi poderosi artigli dando il colpo mortale alla propria preda“.

Continua così, nella sua lettera, il finanziere Nicolosi, a raccontarci degli attimi vissuti durante un servizio lungo le coste Salentine. L’attesa di quei momenti, senza certezze: “Si accendono i fari e in un attimo i nostri visi si placano di fronte a quello che gli occhi osano vedere. Saranno cento o forse duecento: uomini, donne e tanti bambini, persone senza timoniere e senza il loro comandante con visi smarriti e disorientati, segnati dal lungo viaggio. Stranieri che fuggono da guerre, qualcuno fugge dalla fame, bambini che piangono, bambini che tengono i loro balocchi abbracciandoli a sè, perchè sono stati gli unici compagni di viaggio e tanta disperazione”.

Sono loro, i protagonisti di questi barconi del viaggio della speranza, che partono da ogni dove alla ricerca di un futuro migliore, di una vita degna che vale la pena di essere vissuta. Senza guerre, senza armi, senza spari e botti. 

Anche loro, i migranti a bordo del barcone affondato un anno fa, erano alla ricerca di una speranza. Alcuni dei corpi sono già stati recuperati, adagiati su una coperta. 

“Un po’ alla volta, si fanno salire a bordo quelle povere anime; prima giovani madri con i piccoli bambini, poi gli anziani seguiti da donne ed infine gli uomini. Qualcuno piange, perchè accarezzando quelle persone o guardando semplicemente il sorriso di un bimbo ha ricordato il mancato abbraccio ai suoi cari”.

Il peschereccio si trova ad una profondità di circa 380 metri, a 85 miglia dalla costa della Libia. Per riportarlo a galla e trasferirlo al porto ci vorrà circa una settimana, dunque, l’arrivo al pontile della Nato di Melilli, in provincia di Siracusa, è previsto per il 9 maggio, se non oltre. 

L’intervento di recupero dei corpi è affidato ai Vigili del Fuoco che, già da settimane, si sono addestrati su imbarcazioni gemelle sperimentando le modalità di accesso e le procedure per individuare i metodi più sicuri per accedere all’interno del barcone. Inoltre, una squadra dei Vigili del Fuoco, si trova sulla nave San Giorgio per effettuare i primi rilievi sul relitto. 

La Marina Militare, come riportato da LiveSicilia, ha sottolineato che l’intervento avverrà in “assoluta sicurezza, con rischio biologico escluso dal Ministero della Salute, sia per gli abitanti nel territorio circostante che per il personale dei Vigili del Fuoco”.

“Oggi, a distanza di anni, ho sempre con me il loro ricordo, segnato da quel sottilissimo ago che indica sempre il mio cuore. Colui che è buono d’animo sarà sempre un grande Comandante!, conclude così, Maurizio Nicolosi. 

Rossana Nicolosi



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