Riflessione

Multa-truffa al procuratore: e se fosse successo ad un normale cittadino?

multa
2 lug 2016 - 06:50

CATANIA - Sta facendo chiacchierare tutti in città lo scandalo relativo alla multa-truffa giunta al neo procuratore capo di Catania, Carmelo Zuccaro che pare abbia ricevuto una notifica di verbale di pagamento per una contravvenzione inesistente.

Un vigile urbano, Carmelo Arcifa, avrebbe “annullato” una multa presa dalla nipote, cambiando le cifre della targa del mezzo interessato. Sfortuna ha voluto che la nuova targa risultante fosse quella della massima carica della Procura etnea che ha svelato l’illecito.

A questo punto la domanda sorge spontanea.

Ma se lo stesso fosse successo ad un normale cittadino, tutto questo sarebbe venuto a galla? O magari è già successo altre volte? E se sì, quante?

Una serie di interrogativi a cui è difficile rispondere. Come sempre, però, a pagare le spese di una cattiva condotta della pubblica amministrazione sono i cittadini che troppo spesso si ritrovano a dover corrispondere oneri ingiustificati.

Già, perché se la “sfortuna” di ricevere una multa mai presa per colpa di un vigile furbetto fosse toccata ad un povero contribuente, questo avrebbe dovuto probabilmente accettare il suo “destino” e pagare il conto salato mai contratto. 

Qualcuno potrebbe sostenere l’esistenza della possibilità di avviare una procedura di ricorso contro l’ente che ha erogato la sanzione, in questo caso il Comune di Catania. Non tutti, però, sono a conoscenza del’iter che dovrebbe portare all’annullamento della multa. 

Il primo step è accertarsi che esista un vizio di forma nella redazione del verbale. Chiaramente nel caso sopra indicato il vizio esiste in quanto c’è un errore nell’indicazione del mezzo che ha effettivamente contratto la multa. Ma questo deve essere comunque dimostrato tramite prove tangibili molte vote difficili da raccogliere.

Se la fortuna è dalla parte del “truffato”, che riesce dunque a provare in qualche modo la sua innocenza, parte il ricorso che si divide in tre fasi. Il primo è quello dell’autotutela: il cittadino ricorre all’ente interessato che valuterà l’annullamento della contravvenzione. Se dovesse essere respinto, il cittadino potrà fare ricorso alla prefettura (che non entrerà nel merito del caso) tramite raccomandata con ricevuta di ritorno entro sessanta giorni dalla notifica del verbale.

Se anche in questo caso la risposta fosse negativa si passerebbe all’ultimo degli step burocratici, ovvero il ricorso al giudice di pace, ultima spiaggia del povero “truffato”. Solo questo ufficio entrerà nel merito del caso.

Ma garantire un accertamento approfondito non è gratuito. Per farlo toccherà versare 43 euro per il contributo unificato al quale va aggiunta la marca da bollo che ha un prezzo variabile in base all’entità della multa. Insomma tra costi e stress il povero cittadino truffato tante volte getta la spugna, rassegnandosi a pagare un debito non suo. 

Dunque, come sempre, il furbetto vince sull’onesto. Magari non nel caso del procuratore che ci auguriamo faccia del suo caso l’apristrada per una maggiore rigidità nei controlli in modo da tutelare i diritti dei cittadini onesti, troppe volte calpestati da chi cittadino non può nemmeno essere definito.

Santi Liggieri



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