Indagini

Morte di Valentina e dei gemelli al Cannizzaro: arrivano gli ispettori

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20 ott 2016 - 07:43

CATANIA – Una città ancora sconvolta dalla tragedia relativa a Valentina Milluzzo, la 32enne morta la scorsa domenica, insieme con i due gemelli che aveva in grembo, concepiti tramite procreazione assistita; si risveglia oggi con l’arrivo degli ispettori del Ministero della Salute all’ospedale Cannizzaro di Catania.

A richiedere il loro intervento sarebbe stato il marito della giovane ragazza, Francesco Castro, che insieme con la famiglia vorrebbe vederci chiaro sulla faccenda.

Nell’occhio del ciclone sarebbe un medico che pare si sia rifiutato di estarre i feti in evidente crisi respiratoria perché “obiettore di coscienza”, ma questa è la ricostruzione fatta in ospedale dalla famiglia della ragazza che è tutta da verificare.

All’ispezione parteciperanno due componenti nominati dal ministero, un carabiniere del Nas e due tecnici della Regione Siciliana. L’arrivo degli ispettori è previsto tra stasera e venerdì mattina.

La donna, originaria di Palagonia, era stata ricoverata il 29 settembre scorso nel reparto di ginecologia. Secondo quanto riferito dai medici, la donna presentava un’infezione che è stata combattuta con antibiotici.

La situazione però si è ribaltata sabato. Il padre addolorato ha riferito che aveva forti dolori e vomito, e che dopo un attacco di febbre i medici le hanno somministrato della tachipirina.

Nella mattinata di domenica la donna è stata trasferita in sala parto e i medici hanno riferito alla famiglia che il malessere provato dalla donna era dovuto a una colica renale.

Dopo poco l’entrata in sala parto, la madre ha partorito un feto morto, e dopo varie complicazioni anche il secondo è morto.

Nel frattempo sono arrivati i carabinieri e la donna è stata trasferita nel reparto di rianimazione. Il padre racconta che la figlia era fredda e poche ore dopo era morta.

E intanto i parenti, distrutti, chiedono di accertare “se ci siano state negligenze, o imprudenze, imperizie diagnostiche o terapeutiche dei sanitari che hanno avuto in carico la paziente”.

Redazione NewSicilia



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