Analisi

Morte di Samuele, la psicologa: “Accogliere il disagio dei ragazzi e affrontarlo”

Samuele
4 apr 2016 - 18:15

CATANIA – Cosa può spingere un ragazzino di 15 anni a un gesto estremo del genere? “È quasi impossibile spiegare in poche parole la natura di un disagio così profondo. Credo che non sia solo espressione di un problema giovanile, legato a una crisi adolescenziale, è un caso più complesso”. È questa la dichiarazione di Cristina Leonardi, psicologa specializzata in disturbi d’ansia, depressione, infanzia e adolescenza, in merito alla triste vicenda di Samuele, il ragazzino trovato morto ieri pomeriggio sotto il ponte del viadotto Quartararo I, a Misterbianco.

Tutti sappiamo come sia difficilie il periodo adolescenziale, tutti lo abbiamo passato e abbiamo fatto i conti con i problemi con i genitori, con la fidanzatina e con i compiti in classe che non andavano bene, e sempre questi ostacoli ci erano sembrati insormontabili. Ma la criticità di questa fase della vita può degenerare in qualcosa di molto più grave di un semplice litigio liberatorio.

L’unico modo in cui si può aiutare concretamente chi soffre di questi disagi – afferma Leonardi – è accogliere i problemi senza sdrammatizzarli, cercando di risolverli e rivolgendosi ai servizi e a chi di competenza. Si devono cogliere tutti i segnali per intervenire in tempo, servendosi, se è necessario, della psicoterapia“. 

La psicologa invita a non sottovalutare alcun problema ed è convinta che un gesto così violento non possa essere frutto di un semplice momento di sconforto, bensì di un lungo buio periodo, di cui probabilmente il ragazzo aveva già dato, magari inconsciamente, qualche segnale.

Leonardi conclude con un appello a tutti, ai genitori, ai parenti, agli amici, a non lasciare mai soli i propri cari nel momento in cui ci si accorge anche del più piccolo malessere e a cercare di instaurare sempre un dialogo.

Un pensiero va ora ai genitori di Samuele, costretti a rielaborare un lutto così grave. “Devono essere aiutati a far fronte a questo enorme dolore, non devono essere lasciati soli“.

Clelia Mulà



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