Mafia

La morte di Provenzano. E le perplessità di un magistrato

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13 lug 2016 - 17:51

PALERMO -Ombre sinistre sulla gestione del boss“, titola così Blog Sicilia l’articolo che accompagna la notizia della morte a Milano e del numero 2 di Cosa Nostra (il numero 1 resta Totò Riina). E non v’è dubbio che sono tante le perplessità, oggi più di ieri, di quando Provenzano aveva manifestato la volontà di pentirsi e invece è improvvisamente diventato malato incurabile, incapace di intendere e di… parlare.

E perplessità più che motivate sono quelle di Nico Gozzo, attuale sostituto procuratore generale a Palermo. Il magistrato getta ombre sull’operato dei suoi colleghi di Palermo nel 2013 quando lui era a Caltanissetta: “Mi rimangono due rimpianti” scrive Gozzo in un post sui social. “Mi rimarrà sempre il dubbio che quel 31 maggio 2013 tutto potesse andare diversamente. Quando, cioè, Provenzano espresse timidamente, e già provato psichicamente, la possibile volontà di collaborare alla Procura di Palermo. Che era andata a sentirlo senza noi di Caltanissetta, nonostante diversamente si fosse deciso. Peccato per una fuga di notizie che immediatamente accadde, e che produsse l’inaridimento della possibile importantissima fonte di dichiarazioni. Senza contare che poi accaddero una serie di eventi, di cui si è occupata la stampa (si ricorderà la foto di Provenzano con un ematoma sulla testa)”.

Ombre sinistre dalle parole di Gozzo anche sulla caduta in carcere di Provenzano. “In questo momento, mi sento pure di dire che lo Stato italiano avrebbe potuto, in questi ultimi anni, marcare la propria differenza. Far sentire, nel momento in cui Provenzano ‘non ci stava più con la testa’, la differenza tra uno stato di diritto, che applica le norme, anche nei confronti di un mafioso – e dunque, se uno non ragiona e non comunica, non può essere pericoloso – e le belve di Cosa Nostra, che le regole le fanno solo a loro uso e consumo, calpestando sempre la vita umana”. “Ed invece – conclude Gozzo – si è voluto continuare ad applicare il 41 bis ad un uomo già morto cerebralmente, da tempo. Con ciò facendo nascere l’idea, in alcuni, che la Giustizia possa essere confusa con la vendetta. O che il diritto non è uguale per tutti. È ciò, per me, è inaccettabile”.

Redazione NewSicilia



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