Appello

Morte Orazio Savoca, i sindacati: “Anticipare udienza, rischio archiviazione”

Cantiere
13 lug 2016 - 09:24

CATANIA - Aveva 26 anni Orazio Savoca ed era padre di due bambini che ha visto per l’ultima volta la mattina dell’8 agosto 2012. Poi il giovane operaio si è recato in cantiere per lavorare e ha perso la vita precipitando giù da un ponteggio pericolante.

A quattro anni dalla morte il processo stenta a partire. Cgil e Fillea Cgil di Catania insieme ai legali di parte civile, chiedono che l’udienza, più volte rinviata a causa della mancata costituzione del collegio giudicante venga anticipata, per evitare una possibile archiviazione.

In una nota firmata dal segretario generale della Fillea, Giovanni Pistorio  e dal segretario confederale Cgil, Claudio Longo, il sindacato chiede che “per Orazio e per i suoi cari, e per tutti i lavoratori edili catanesi e non, giustizia e che i tempi vengano rispettati”. Il ponteggio sul quale si trovava Savoca era davvero rischioso, si trattava di un pannello di legno e non di una regolare pedana di ferro, a dieci metri di altezza.

Orazio sapeva che quello non era un ponteggio, era più che altro un groviglio di vecchia ferraglia e legname marcia messa insieme per arrivare lì dove doveva prestare la sua opera pur di lavorare. – dicono i due segretari - Sapeva che stava rischiando, sapeva anche che quel cantiere non era registrato in cassa edile, così come sapeva di non avere una regolare assunzione; ma che poteva farci, la crisi ormai mordeva da troppi anni e lui finalmente un lavoro ce l’aveva. Orazio precipitò nel vuoto schiantandosi a terra in mezzo al disordine di quel cantiere che non era un cantiere“. 

Nessuna misura di sicurezza, nessun passamano a cui aggrapparsi, niente di niente che somigliasse a un ponteggio vero, nulla proprio nulla di legale era presente in quel cantiere dal cartellone dove di norma vengono indicati: la committente, la ditta esecutrice dei lavori, il responsabile di cantiere, il direttore dei lavori, le dovute autorizzazione e concessioni edili, insomma proprio nulla che avesse a che fare con un cantiere edile. – concludono Longo e Pistorio – A volte vorremmo proprio sbagliarci, ma la realtà tante volte ci costringe ad aver ragione; casi drammatici come gli incidenti mortali sul lavoro, il più delle volte vengono archiviati senza che vengano accertate responsabilità sia di carattere civile che penale. Chiediamo che Orazio almeno non paghi anche per cause ascrivibili alle lungaggini di una giustizia che spesso diventa labirinto“.

Redazione NewSicilia



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