Appalti

Mimmo Costanzo: messa in dubbio la sua storica lotta al malaffare. Oggi è ai domiciliari.

Mimmo Costanzo, Ceo Tecnis
Mimmo Costanzo, Ceo Tecnis
22 ott 2015 - 13:31

CATANIA - “La mafia prende con forza gli appalti”. Queste le parole gridate nel Veneto quando l’imprenditore catanese, Mimmo Costanzo, ha vinto un appalto per costruire un ponte sul fiume Piave. E, forse, alla luce, delle cronache di oggi non erano molto lontani dalla verità. 

Buona parte dei titoli dei giornali regionali in quei giorni riportavano questa frase nell’hinterland veneziano ma Costanzo, molto affermato in Sicilia nel settore delle costruzioni, si difendeva cosi “Quello che conta sono i fatti”.

E proprio oggi i fatti lo vedono ai domiciliari per un flusso di corruzione che vigeva all’interno di Anas. Un vero e proprio sistema criminogeno che metteva in croce chi voleva lavorare “da solo”.

“Chi ha cercato di viaggiare da solo poi l’hanno azzoppato”, era questo il mantra ripetuto di quella cellula criminale individuata dalla procura di Roma e che era costituita da dirigenti e funzionari corrotti. Fra questi ci sarebbe anche Costanzo. 

Un giornale tedesco, Süddeutsche Zeitung, ne aveva raccontato addirittura la storia titolando così “La missione del siciliano. L’imprenditore Mimmo Costanzo di Catania fa furore nel Nord Italia con affidabilità e efficienza”. 

Quest’efficienza, però, oggi lo ha “tradito”. Con i suoi 1.500 dipendenti costruiva strade, ponti, gallerie, porti e ospedali in Italia e all’estero puntando molto all’Africa per far crescere la propria azienda Tecnis e nel 2006 lo abbiamo visto a San Donà per la costruzione di un ponte di acciaio e cemento. Un anno prima lavorava sulla A3 Salerno-Reggio Calabria e in questo caso era stata proprio l’Anas ad affidare la modernizzazione di 22 chilometri di autostrada con 9 gallerie e sempre in questo caso Costanzo affermava con soddisfazione “la puntualità è un fattore decisivo, solo così miglioro la nostra reputazione e abbasso i costi”.

L’imprenditore siciliano ha mosso i primi passi nell’azienda di famiglia che da generazioni operava nel settore della commercializzazione di prodotti e servizi energetici. Negli anni ’90 diventa presidente dei Giovani di Confindustria e nel ’93 Enzo Bianco lo fa diventare assessore al Bilancio, al Commercio e allo Sviluppo Economico. Poi di nuovo il lavoro in un’azienda del padre specializzata in costruzioni stradali che in 4 anni si afferma nel panorama siciliano e lui insieme con altri imprenditori locali “si difendeva fortemente dallo strangolamento della mafia. Gli imprenditori siciliani hanno votato un codice etico che impone l’esclusione dall’associazione delle persone che collaborano con la Mafia”. Si legge ancora in quell’articolo tedesco nel quale Costanzo diceva di rispecchiarsi molto. 

“Lui, che è nato e cresciuto come figlio di un imprenditore, conosce bene il clima della paura. Abbiamo capito che senza una liberazione dalla mafia, la Sicilia non avrà mai un vero sviluppo economico”. 

Oggi tutte queste belle parole sono carta straccia… non più credibilità, non più reputazione da migliorare ma solo tante giustificazioni da fornire alla magistratura. 

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Giorgia Mosca



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