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Migranti, una storia che si ripete da secoli

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6 mag 2017 - 16:25

CATANIA - Volendo tirare le somme sul business del traffico di migranti nel Mediterraneo, ci rimane una amara considerazione da fare: lo schiavismo in Africa è un fenomeno che dura da millenni, con alcune interruzioni, ma che oggi, ripreso a pieno ritmo, risulta fruttuoso, come negli ultimi quattro secoli. A partire dal 1600 e fino ai primi del secolo scorso, Spagna, Portogallo, Inghilterra e i Paesi Bassi giunsero alla conclusione di sfruttare il nuovo continente con l’insediamento di piantagioni di canna da zucchero, di caffè e cacao, nonché dello sfruttamento di miniere, soprattutto con la penetrazione portoghese in Brasile. In entrambi i casi si richiedeva l’uso di grandi quantità di manodopera per il lavoro ed ecco la tratta dai paesi africani verso l’Atlantico per approdare nelle Americhe.

Oggi chiaramente, il business delle organizzazioni criminali, non tratta il fenomeno della migrazione degli africani, presi a forza dai loro paesi di origine, ma come se fosse lo stesso visto che l’emigrazione avviene dietro pagamento e per disperazione. In termini nostrani si dice: “Falla come vuoi, ma sempre cucuzza è!”.

E dire che con i miliardi di euro che ci vogliono per mantenere in vita i centri di accoglienza in Italia e in altre Nazioni dell’UE, si potrebbe finanziare la costruzione di dighe, invasi e strutture adeguate nel Niger, nel Senegal e in altri Paesi africani, per rendere più vivibili quelle terre e non permettere questo barbaro e sanguinoso traffico di esseri umani! Gli stessi poveri disgraziati scelgono di abbandonare la propria terra natia, con la speranza di una vita migliore in Europa, senza rendersi conto di quale supplizio li aspetta, sia nei campi di concentramento in Libia, sia nell’attraversare il Mediterraneo in mano a trafficanti senza scrupoli: violentatori e spesso assassini.

Un esempio recentissimo è quello che si è venuto a verificare ieri: il cadavere di un povero ragazzo di dieci anni è giunto ieri a Catania con una nave delle Ong; il giovane, a quanto dicono alcuni testimoni, è stato assassinato a colpi di arma da fuoco per non aver voluto consegnare il proprio cappellino ai trafficanti. Oggi ancora una nave piena di migranti morti è approdata a Catania.

I migranti, quando sbarcano, e se arrivano vivi, in Sicilia e nel meridione italiano, giungono nella terra della speranza per poi essere consegnati nelle mani del caporalato ed essere sfruttati dall’alba alla sera nelle campagne per pochi euro.

Ritornando alla cronaca, abbiamo visto che il Csm cambia versione, da un ipotetico rimprovero cambia rotta e dà il benestare al procuratore Zuccaro nell’intraprendere le attività di indagini sul traffico di emigranti. Che ben vengano le suddette azioni, vi è necessità di fare chiarezza; si è perso già troppo tempo!

Giuseppe Firrincieli

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Redazione NewSicilia



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