Tragedia

Migranti senza pace, ancora al largo il natante dell’ecatombe. Ad Augusta il grottesco caso dell’hangar sbagliato

peschereccio inabissato
1 mag 2016 - 06:30

CATANIA - Tutto era pronto. Probabilmente anche le tartine e lo spumante tenuto in fresco. Ma il briefing nella base Nato all’interno del porto di Augusta che era stato previsto per venerdì mattina è saltato.

Era stato tutto calcolato a puntino. Giovedì pomeriggio l’inaugurazione della sede Frontex a Catania, quella che ospiterà la task force regionale europea per la gestione dei migranti (Eurtf), e l’indomani tutti nel porto del siracusano per accogliere l’imminente arrivo del peschereccio dell’orrore, quello che custodisce i resti di circa 900 migranti, dal maledetto naufragio del 18 aprile dello scorso anno rimasto inabissato a 370 metri di profondità; resti che toccherà ai vigili del fuoco siciliani riesumare, non importa quanti, non importa in quali condizioni.

Alle autorità militari e istituzionali, con in testa il Commissario Europeo per la Migrazione, Dimitris Avramopoulos, con non poco imbarazzo è stato detto che bisognava rimandare. Perché la flotta composta da una nave della Marina Militare che funge da rimorchiatore, da un mezzo navale con a bordo le gru per disporre le fasce refrigeranti attorno alla fossa comune galleggiante, alloggiata dentro un terzo natante cavo per permettere il trasporto, non si sa quando riuscirà ad approdare.

È ancora al largo della Libia, bloccata in mezzo a quella fetta di Mediterraneo che resta off limits per qualsiasi natante, visto che si tratta di un’operazione coperta dal segreto militare.

Secondo l’ingegnere Giuseppe Romano, direttore centrale dell’emergenza e il soccorso tecnico urgente del Dipartimento Nazionale dei Vigili del Fuoco, non sta accadendo alcunché di allarmante o imprevisto. “Si tratta soltanto di condizioni marine avverse - ci ha dichiarato - si sta attendendo che migliorino per permettere lo svolgimento corretto di quelle operazioni che dovranno effettuarsi al largo”.

Insomma, si stanno avendo notevoli difficoltà con le fasce termiche, quelle che dovrebbero avvolgere in una spirale il peschereccio per ibernarlo ad una temperatura che eviti un ulteriore deterioramento di quel che ha trascinato con sé sul fondo.

Sono operazioni di notevole difficoltà che, circola voce all’interno di un Viminale in subbuglio per l’inizio tutt’altro che sereno dell’operazione Augusta 2016, forse non sono state valutate con la necessaria attenzione prima di decidere se fosse opportuno o meno investire risorse umane ed economiche in un impegno del genere.

Perché abbiamo appreso che già la fase di recupero del peschereccio, affidata ad una ditta privata specializzata, è stata particolarmente difficoltosa, poiché il sistema a pistoni non riusciva a fare presa sul fondo sabbioso dove s’era adagiato il peschereccio.

Ed una volta riusciti a fatica nell’impresa, ecco l’intoppo lungo la traversata. Non da poco. Non soltanto per l’allungarsi dei tempi, con relativo logorio dei 5 vigili del fuoco in servizio, non abituati al mare così come i militari che compongono l’equipaggio, ma soprattutto perché le manovre necessarie per avvolgere le fasce provocano spostamenti del peschereccio dall’alloggiamento che potrebbero causare la fuoriuscita di materiale in mare, anche di cadaveri.

Per questo sul posto è stata inviata la nave S. Giorgio della Marina Militare che, considerato quanto sta avvenendo, dopo avere bonificato l’area prima della riemersione del peschereccio, adesso ha il compito di vigilare e di recuperare eventuali resti caduti in acqua.

Ma nella sede romana del Ministero dell’Interno non si sbattono le porte soltanto per gli imprevisti. Quanto avvenuto già ad Augusta ha del clamoroso. Quello che ospiterà il peschereccio a terra nella zona rossa non è il primo hangar costruito appositamente per svolgere il pietoso e agghiacciante compito affidato ai vigili del fuoco. È il secondo in pochi giorni.

Quello precedente è stato rimosso perché il Dipartimento Nazionale dei Vigili del Fuoco ha calcolato erronamente le dimensioni: era troppo piccolo, avrebbe contenuto appena il natante, impedendo ai vigili di agire. Quindi è stato rimosso per permettere la realizzazione di un’altra struttura, questa volta adeguata all’operazione.

Struttura che sarebbe stata realizzata dagli americani della Nato impegnati ad Augusta. A denti stretti, il responsabile del grossolano errore ha confermato, ma ha smentito con energia l’intervento degli americani: “Sì - ci ha detto l’ingegnere Romano - c’è stato un errore di valutazione. No, assolutamente no, siamo stati a rimediare subito. Non abbiamo avuto bisogno di alcun aiuto esterno, stiamo facendo tutto noi italiani”.

L’errore di valutazione ha causato lo spreco di circa di 200 mila euro, che ha richiesto un ulteriore investimento, deciso dal Viminale, dove il malumore per la spesa evitabile è palpabile; spesa che va a sommarsi a quelle già previste per le attrezzature. Abbiamo la possibilità di offrirvi i dettagli tratti da documenti ufficiali.

spese Augusta1

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Davvero non abbiamo parole per quanto sta accadendo - Costantino Saporito, coordinatore nazionale dell’Unione Sindacale di Base dei Vigili del Fuoco si fa portavoce di un malessere che non riguarda soltanto i pompieri -. È un’operazione che sta manifestando tutti i limiti dei nostri amministratori, interessati soltanto a farsi belli sfruttando quel che dovrebbe essere sacro: il rispetto per i defunti ed i nostri uomini. Non stiamo facendo del bene a quelle povere vittime, trattandole in questo modo ed ancora non si sa cosa accadrà ad Augusta. Non stiamo facendo del bene ai nostri uomini, chiamati ad un compito mai avuto prima e dalle conseguenze inimmaginabili. E stiamo anche sprecando contributi della Comunità Europea per errori grossolani. Quando approderà la flotta ad Augusta? Chi può dirlo? Assurdo”.

Alessandro Sofia

Redazione NewSicilia



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