Solidarietà

Migrantes a Zia Lisa; rom vogliono ricostruire lì gli accampamenti

zia lisa
21 lug 2016 - 19:30

CATANIA – Vicinanza e solidarietà è stata espressa dalla Chiesa di Catania alle famiglie rom vittime dell‘incendio che nei giorni scorsi ha distrutto l’accampamento di via Divino Amore nel quartiere Zia Lisa.

I volontari della Migrantes diocesana, diretta dal diacono Giuseppe Cannizzo, hanno visitato le poche famiglie ancora presenti sul posto nel tentativo di ricostruire nuovi accampamenti di fortuna nonostante i ripetuti richiami delle autorità a lasciare la zona per motivi di sicurezza. Uno scenario desolante quello a cui hanno assistito i volontari, che tra ceneri ancora fumanti e aria malsana, hanno distribuito beni di prima necessità, alimenti per bambini e vestiario di stagione. Lo stesso campo, l’anno scorso, nel mese di agosto, era stato già oggetto di un rogo che distrusse in parte la baraccopoli, quest’anno invece le fiamme lo hanno raso al suolo totalmente.

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Ancora una volta ci troviamo a commentare un episodio spiacevole, le cui cause restano ignote, – ha spiegato il direttore della Migrantes - il nostro pensiero è andato subito ai numerosi bambini che hanno vissuto attimi terribili. Come Chiesa continueremo la nostra pastorale accanto alle famiglie invitandole a scegliere un nuovo presidio più sicuro evitando ogni forma di ghettizzazione“.

La Migrantes durante l’anno visita periodicamente le famiglie dei diversi campi rom della città offrendo loro supporto spirituale e quando possibile un aiuto concreto per il sostentamento quotidiano attraverso donazioni di vestiario, generi alimentari e alimenti per l’infanzia. La Migrantes continuerà a collaborare con il Comune e con le associazioni facenti parti del Presidio Leggero al fine di garantire l’inclusione sociale dei rom  nella comunità cittadina in nome dell’accoglienza e dell’integrazione.

Sulle cause dell’incendio, infine, le poche famiglie ancora presenti nell’area non hanno fornito spiegazione, sostenendo tuttavia la probabile origine dolosa.

 

Omar Qasem



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