Mafia

Michele Riccio: “Provenzano poteva essere arrestato già nel 1995. Mori decise di non intervenire”

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16 apr 2015 - 14:18

PALERMO - “Dissero che non eravamo certi che Provenzano fosse lì e che non volevano bruciare la fonte“.

A parlare è Michele Riccio, ex colonello dei carabinieri, sentito stamane come teste al processo d’appello Mori – Obinu per favoreggiamento aggravato. L’ex colonello, di fronte ai pg Roberto Scarpinato e Luigi Patronaggio, racconta che, il 31 ottobre 1995, ci sarebbe stato, in un casolare nelle campagne di Mezzojuso, un incontro tra il “quasi collaboratore” di giustizia Luigi Ilardo e il boss Bernardo Provenzano.

Dell’imminente incontro Riccio aveva informato l’ex generale del Ros, Mario Mori il 29 ottobre, il quale, però, decise di non intervenire. Riccio, decise allora, di continuare a sentire Ilardo nei mesi successivi, registrandone le conversazioni. Secondo l’ex militare, anche dopo l’ottobre 1995, i contatti tra Ilardo e Provenzano erano solidi, ma l’intervento da parte di Mori e Obinu tardava ad arrivare.

Una dura accusa quella lanciata da Riccio che ha anche affermato come sia Mori che Obinu, oltre al generale Antonio Subranni, che era a conoscenza delle dichiarazioni fatte a Riccio da Ilardo, attesero di procedere nella cattura di Provenzano spinti da interessi politici.

Quando Ilardo divenne oggetto di lettere anonime – afferma Riccio – per poi essere accusato di un omicidio, lo stesso Mori mi diceva di stare attento perchè, Ilardo, rischiava di essere arrestato. Capii che il fine era screditare il confidente”.

Ilardo – prosegue la ricostruzione di Michele Riccio – mi raccontava che Provenzano non temeva il pentimento di soggetti come Giovanni Brusca, ma quello di capi storici, come i Santapaola e gli Ercolano di Catania e i Madonia di Palermo, perché erano a conoscenza degli accordi indicibili che Cosa nostra da sempre stringeva con pezzi dello Stato”.

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Giuseppe Correnti



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