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Messina: sulla carta d’identità il consenso alla donazione degli organi

reparto ospedale
23 giu 2015 - 19:12

MESSINA - Riflettori puntati dall’amministrazione messinese su una delle pratiche più delicate e dibattute negli ultimi anni: la donazione degli organi. Parliamo di “Una scelta in comune”, l’iniziativa destinata a mutare completamente la nostra società. Si tratta di una delibera della giunta municipale in virtù della quale si prevede che, da ora in poi, la carta d’identità non conterrà soltanto i dati personali del cittadino, ma anche l’indicazione del consenso o del diniego alla donazione degli organi in caso di morte.

Fino ad oggi potevano donare solo persone decedute in ospedale che avevano dichiarato la loro disponibilità nei seguenti modi:

  •  iscrivendosi al registro dei donatori dell’associazione italiana donatori di organi;
  • attraverso una “dichiarazione di volontà” che riporti nome, cognome, data e luogo di nascita, data e firma consegnata ai familiari;
  • compilando e portando con sé il tesserino di dichiarazione di volontà sulla donazione di organi e tessuti;
  • recandosi presso alcune Asl già attrezzate per la registrazione e la gestione dei dati dell’anagrafe sanitaria e collegate al centro nazionale trapianti.

È facile intuire, quindi, come fino ad oggi, nel caso in cui la persona scomparsa non avesse fatto alcuna precedente dichiarazione, non per una precisa volontà ma semplicemente per noncuranza, al momento della morte della persona iniziava un calvario burocratico e non privo di travaglio personale da parte dei parenti dello scomparso. per stabilire a posteriori se procedere con la donazione oppure no.

L’iniziativa, quindi, ha come obiettivo principale quello di dimezzare i tempi per salvare la vita di quelle persone che, ricoverate nei reparti di rianimazione degli ospedali per incidenti o per altre cause, non riescono a recuperare e vanno incontro a morte clinica.

Il Comune si impegna, infatti, a trasmettere i dati al Sistema informativo trapianti (SIT) che ha il compito di raccogliere le dichiarazioni di volontà dei cittadini in quanto potenziali donatori.

Si tratta di un passo in avanti rispetto alla regola, in alcuni casi applicata, del “silenzio-assenso”. Secondo questa normativa chiunque potrebbe essere considerato donatore a meno che non abbia esplicitamente manifestato la propria volontà contraria, ma si basa sul principio del consenso informato e quindi aveva senso solo se le Asl avessero, durante questi anni, contattato personalmente tutti i cittadini.

Date le difficoltà oggettive dell’operazione, è verosimile che ciò potrà essere attuato in futuro, quando la tessera sanitaria informatizzata sarà operativa in tutto il territorio nazionale o se appunto si diffonda la pratica della “carta d’identità integrata”.

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Vittoria Marletta



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