Mobilitazione

Da due mesi in carcere: l’appello per la liberazione degli italiani ad Amburgo

Protest against G20 Summit in Hamburg
11 set 2017 - 11:00

CATANIA - Dal 6 all’8 luglio 2017, in concomitanza con il G20, centinaia di migliaia di persone provenienti da ogni parte d’Europa sono arrivate ad Amburgo per manifestare contro il vertice.

Prima e durante le manifestazioni contro il G20 vi sono stati dei cambiamenti. Il governo tedesco, per esempio, ha varato un provvedimento ad hoc in vista delle manifestazioni contro il G20 con cui ha inasprito la pena prevista per il reato di “attacco alla sovranità dello stato”, passando da una pena minima pari al pagamento di una multa alla detenzione in carcere.

Inoltre, pochi giorni prima dell’inizio del vertice e delle proteste, oltre allo sgombero di un campeggio autorizzato per i manifestanti e alle perquisizioni di varie abitazioni, sedi associative e centri sociali in tutta la Germania, alcune persone sono state sottoposte a misure cautelari in via del tutto preventiva, perché considerate potenzialmente pericolose durante le giornate di mobilitazione.

Infine, sono 20mila le unità, tra polizia ed esercito, con tanto di mitra e cari armati, utilizzate per provare a gestire l’ordine pubblico. Durante le giornate di mobilitazione, migliaia gli arrestati e i fermi; nello specifico, ad oggi sono 32 gli internazionali tutt’ora in carcere ad Amburgo in attesa di processo. Attualmente, più di 2 mila sono le indagini in corso.

Ma il sistema repressivo messo in campo per il G20 non si è fermato a questo. Tra i 32 internazionali, Alessandro, Orazio, Emiliano, Riccardo e Fabio si trovano da due mesi in carcere. La loro richiesta di scarcerazione è stata rigettata più di un mese fa, dunque aspettano in carcere il processo, di cui non si sa ancora una data. Le accuse mosse nei confronti degli imputati si basano principalmente sulla testimonianza orale dei poliziotti.

A conferma della certezza delle fonti, non molti giorni fa, ci sarebbe un video della stessa polizia tedesca che contraddirebbe la testimonianza di un poliziotto alla base delle accuse mosse a Maria e Fabio, due ragazzi veneti: nel video si vedrebbe che i due ragazzi non avrebbero mai commesso gli atti di cui sono accusati. Nonostante questo, Fabio è ancora in carcere in attesa del processo e Maria, sebbene da poco rilasciata, dovrà comunque subire un processo.

Immagini che, secondo il centro sociale Liotru Catania, descriverebbero un sistema repressivo duro, messo in piedi eccezionalmente per il G20 e ingiustificabile dal punto di vista giuridico, che ha proprio raggiunto un ulteriore apice di assurdità recentemente.

Secondo quanto evidenziato dall’associazione, il 28 agosto, alla fine del primo processo per i fatti del G20, un ragazzo olandese di 21 anni, accusato di lesione e resistenza, è stato condannato a 2 anni e 7 mesi di prigione, nonostante fosse incensurato; la condanna ha superato di quasi un anno la richiesta dell’accusa, che aveva proposto una pena pari a 1 anno e 9 mesi di reclusione.

Il giudice, rispondendo alle critiche di chi ha posto dei legittimi dubbi sulla durezza della condanna, ha dichiarato che la sua decisione è pienamente conforme a quanto previsto dall’inasprimento delle pene legate al G20. “È evidente – continua il centro sociale – che le misure repressive iniziate già prima del G20 stanno continuando con un vero e proprio accanimento nei confronti degli arrestati e degli imputati legati alle proteste contro il vertice”.

È per questo che è stato fatto appello ad artisti/e, gruppi musicali, attori e attrici, registi/e, scrittori e scrittrici ed altre personalità a firmare l’appello per la loro liberazione, affinché non ci si dimentichi di chi da due mesi è in carcere ad Amburgo, subendo un sistema repressivo pesantissimo solo perché ha manifestato il proprio dissenso ai 20 “potenti della terra”.

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Redazione NewSicilia



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