Denuncia

“Medici Senza Frontiere” abbandona Centro Accoglienza di Pozzallo

pozzallo
31 dic 2015 - 16:43

RAGUSA - È imminente l’uscita dell’organizzazione medico-umanitaria, “Medici Senza Frontiere”, dal Centro di Prima Accoglienza e Soccorso di Pozzallo e, soprattutto, la totale chiusura del progetto psicologico nei Centri di Accoglienza Straordinaria della provincia di Ragusa.

L’organizzazione “Medici Senza Frontiere”, ha così spiegato in una nota diramata in queste ore: “Non ci sono le garanzie minime per una collaborazione efficace. Rinnoviamo il nostro appello alle Autorità Italiane affinché sviluppino risposte concrete e di lungo termine: i bisogni delle persone più vulnerabili devono essere la priorità”.

I motivi principali dell’”abbandono” vertono sulle condizioni di precarietà e, di conseguenza, poco dignitose, in cui sono costretti a lavorare. Parliamo di sovraffollamento, scarsa informazione legale e tutela dei diritti riservati alle persone lì ospitate.

L’associazione ha spiegato come, all’interno, ci siano lavoratori di polizia che non hanno possibilità di scegliere se prestare o no la propria opera oppure andarsene perchè costretti a rimanere a lavorare in ambienti ed in condizioni a dir poco preoccupanti. Tale drammatica realtà si scontra a ben vedere con le euforiche ed ottimistiche comunicazioni del Ministro Alfano che con toni trionfalistici continua ad affermare il grande lavoro di aiuto, prevenzione e repressione svolto dagli operatori di polizia nei Centri di Accoglienza. Peccato, però, che per tutta questa gente esiste un’altra realtà, quella che tutti, in maniera palese, cercano di ignorare.

“Medici Senza Frontiere” lascia Pozzallo ma rimarca la volontà di voler partecipare ad altri progetti a Trapani, Catania, Roma e Gorizia, ma insiste nel chiedere il rispetto di condizioni adeguate di accoglienza e per l’adozione di un modello che presti maggiore attenzione alle esigenze dei soggetti più vulnerabili.

A sottolineare queste esigenze ci pensa anche il segretario nazionale di Ugl Polizia Valter Mazzetti che così spiega: “Quelle stesse esigenze le sollecitiamo oggi noi, per gli operatori della sicurezza impegnati in quel lavoro di frontiera che non hanno possibilità di andarsene. Il grido è: RISPETTO PER LA SICUREZZA SUI LUOGHI DI LAVORO”.

 

Rossana Nicolosi



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