Tangenti

“Mazzetta” in cambio di un incarico: condannato ex sindaco di Pantelleria

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6 mar 2015 - 19:51

PANTELLERIA –  Confermata la sentenza di primo grado ai danni di Alberto Di Marzo, ex sindaco dell’isola, condannato dalla Sezione giurisdizionale d’appello della Corte dei conti a risarcire 20 mila euro per il danno d’immagine causato al comune per aver conferito un incarico esterno in cambio di una tangente da 10 mila euro e oggetti in oro per 800 (sentenza 57/A/2015).

La vicenda risale al 22 maggio del 2012 quando Di Marzo venne arrestato e poi condannato, col patteggiamento, per l’accusa di corruzione aggravata. La “mazzetta” l’avrebbe intascata da un imprenditore edile di Alcamo in cambio dell’assunzione del figlio come dirigente di un settore del Comune.

Ma non è la prima volta che Di Marzo inciampa tra le maglie della giustizia. Già sindaco di Pantelleria venne arrestato nel settembre del 2002 con l’accusa di estorsione a danno di imprenditori entro un contesto in cui, secondo quanto affermato dalla Squadra Mobile di Trapani, “un gruppo di potere usava metodologie di tipo mafioso” per gestire l’isola. Ai tempi, insieme a Di Marzo, vennero arrestati gli imprenditori Antonino ed Antonio Messina, padre e figlio, e l’ex consigliere comunale di Paceco Pietro Leo. L’allora “primo cittadino” venne trovato in possesso di un foglio in cui erano annotate somme di denaro che, secondo l’accusa, dovevano essere riscosse dalle imprese. Di Marzo venne condannato in primo grado a 3 anni e sei mesi di reclusione ma in appello venne assolto.

Appoggiato dalla lista civica “Pantelleria libera” venne rieletto sindaco il 31 maggio 2010 battendo l’ex primo cittadino Salvatore Gabriele e Giovanni Paternò. 

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Daniela Torrisi



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