Indagini

Maxitruffa con carte di credito clonate: business da 3 milioni di euro

29 set 2015 - 09:52

PALERMO –  Vasta operazione della Polizia di Stato contro il riciclaggio e la clonazione delle carte di credito.

Sgominata una banda con propaggini internazionali che conducono anche in Russia.

Gli investigatori della Squadra mobile di Palermo, insieme al Compartimento della Polizia Postale hanno dato esecuzione a un provvedimento di fermo emesso dalla Procura della Repubblica a carico di 24 persone che, a vario titolo, rispondono di associazione per delinquere finalizzata alla ricettazione, al riciclaggio e all’illecito utilizzo di codici di carte di credito clonate.

L’operazione, denominata ‘Free Money’, è partita a seguito di una denuncia presentata presso la locale Squadra Mobile da parte del direttore di un istituto di credito cittadino che ha riferito un tentativo di frode con carte di credito clonate, avvenuto mediante l’utilizzo illecito di un Pos appartenente ad una ditta di autonoleggio con sede a Palermo.

L’ingente giro di affari accertato dagli investigatori ammonta a circa 3 milioni di euro.

L’attività della Polizia di Stato ha disvelato una vasta organizzazione criminale con base a Palermo, ma con ramificazioni anche in ambito nazionale (Sicilia e Lazio) e con profili internazionali (Russia, Ucraina e Romania), finalizzata al conseguimento di ingenti somme di denaro mediante l’uso fraudolento di codici di carte di credito clonate.

È stato accertato come le vittime della sofisticata truffa fossero, nella maggior parte dei casi, possessori statunitensi di carte di credito, clonate da hacker russi, per svariate migliaia di dollari.

La portata del fenomeno, già da tempo, aveva assunto dimensioni considerevoli, tanto da destare la preoccupazione delle autorità statunitensi e l’interesse dei media d’oltreoceano.

Le complesse indagini condotte dalla Sezione Reati contro il patrimonio, si sono avvalse del contributo dei poliziotti del Compartimento della Polizia Postale e dell’attività di intercettazione telefonica, ambientale e telematica, riscontrata, tra l’altro, da servizi tradizionali di pedinamento, osservazione sul territorio e accertamenti bancari.

Un inedito e finora inesplorato canale di approvigionamento della mafia potrebbe essere quello del riciclaggio e della clonazione della carte di credito in considerazione della contiguità di alcuni dei 24 destinatari del provvedimento di fermo, a note famiglie mafiose palermitane.

Il meccanismo delle truffe, peraltro, sfruttava una serie di articolati passaggi, provando il possesso da parte dei criminali di sofisticate conoscenze tecniche e informatiche.

Il provvedimento di fermo è stato firmato dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi e dal sostituto Siro De Flammineis.

Il meccanismo utilizzato dal gruppo specializzato nel mercato nero online si basava essenzialmente nel far credere alle banche di ricevere incassi Pos da parte di cittadini stranieri per servizi, in realtà, mai forniti, utilizzando a tal fine codici di carte di credito clonate acquistati presso hackers e online attraverso circuiti illegali.

La gang, attraverso la creazione di ditte fittizie (prevalentemente società di autonoleggio), intestate a soggetti compiacenti, riusciva a giustificare l’apertura di conti correnti bancari per i quali ottenevano dall’istituto di credito il relativo Pos.

In particolare, gli ultimi accertamenti hanno disvelato l’esistenza di una fittizia attività di autonoleggio a Milano, denominata ‘Expo Cars 2105′: i criminali, intendevano approfittare dell’esposizione universale, tutt’ora in corso, per non destare sospetti.

In soli due mesi di attività sono stati calcolati oltre 500 mila euro di guadagni illeciti attraverso l’uso illegale dei Pos della ditta.

Parallelamente i complici si procuravano codici di carte di credito già clonate – per lo più di inconsapevoli soggetti stranieri, americani, danesi e francesi – con i quali effettuavano transazioni fraudolente, simulando noleggi di autovetture, in realtà mai effettuati, attraverso i pos ottenuti ed appartenenti alle ditte fittiziamente create.

Ingenti affari documentati dall’attività investigativa che ha accertato peraltro la contiguità di alcuni soggetti coinvolti nell’indagine con alcune famiglie mafiose locali.

Il denaro, via via accreditato sui conti correnti delle ditte create ad hoc, veniva immediatamente distratto verso conti correnti di comodo o verso carte di credito prepagate, con l’acquisto nel mercato clandestino internazionale dei codici delle carte di credito clonate attraverso una piattaforma internet clandestina, su base criptata.

In altri termini, facevano parte, dietro pagamento di un canone mensile verosimilmente di 500 euro, di una piattaforma internet totalmente “clandestina” alimentata da hackers provenienti da tutto il mondo, funzionante mediante la predisposizione di un particolare software (proprietario) da installare sul proprio Pc, permettendo cosi’ l’acquisto dei codici di carte di credito clonate e attraverso l’acquisto diretto da hackers in Russia o Ucraina pagando il costo dei codici per mezzo di trasferimenti di denaro effettuati con i servizi Moneygram e West Union.

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Redazione NewSicilia



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