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Marmista ucciso nell’Agrigentino: si indaga su debiti di gioco o una rapina finita male

Tribunale di Agrigento
9 dic 2015 - 11:11

AGRIGENTO - Si seguono le piste della rapina finita male e quella dei debiti di gioco per venire a capo dell’omicidio di Giuseppe Miceli, il marmista di 67 anni di Cattolica Eraclea, trovato morto lunedì scorso nel suo laboratorio.

L’uomo secondo quanto ha confermato anche l’autopsia eseguita su ordine del sostituto procuratore di Agrigento, Silvia Baldi, è stato ucciso con un colpo alla nuca sferratogli con violenza dall’assassino.

Poi cadendo si è ferito alla gola e infatti il cadavere è stato trovato con una profonda ferita al collo. l’autopsia eseguita all’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento non ha lasciato dubbi sul fatto che si tratti di un omicidio. 

I carabinieri della scientifica del nucleo investigativo hanno sequestrato diversi reperti che sono stati invitai ai colleghi del Ris di Messina per verificare se vi siano tracce di un possibile assassino. 

Miceli è stato ucciso la sera del 6 dicembre all’interno del suo ufficio di via Crispi e la salma è stata ritrovata l’indomani mattina dal fratello Ignazio Miceli socio con Giuseppe dell’azienda di lavorazione dei marmi.

I carabinieri hanno già ascoltato diverse persone tra amici, parenti e conoscenti allo scopo di trovare un possibile movente. 

Di sicuro c’è che ultimamente Giuseppe Miceli era solito scommettere e questo era diventato un vero vizio.

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Redazione NewSicilia



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