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Mario Bevacqua boccia l’assessore regionale al turismo Anthony Barbagallo

COPERTINA BEVACQUA BERBAGALLO
14 set 2017 - 06:00

Il politichese è sempre stata una lingua per certi versi incomprensibile. Specie quando si vuole approdare alla realtà dei fatti. Tutto viene magnificato, da chi ci governa; ogni problema superato; qualsivoglia proposta progettuale diventa possibile. Per non parlare, poi, di ciò che ci viene propinato nell’imminenza di consultazioni elettorali. Improvvisamente ci ritroviamo nelle città più belle del mondo, dove non esistono barriere, tutto funziona alla perfezione, nessuno rimane indietro e se qualcuno, malauguratamente, si è perso lungo il tragitto lo si rimette in carreggiata in men che non si dica. Insomma, mai come in questi giorni si può essere colti da crisi di identità. Nel senso che, davanti ad uno specchio, ci si ritrova ad interrogarsi anche ad alta voce per trovare risposte al proprio disadattamento: “ma possibile che niente mi sta bene; vedo le città sporche, insicure, colme di disoccupati, coi nostri figli che scappano dalla desertificazione in cerca di futuro… ma possibile che vivo solo di pessimismo e non capisco che la mia terra è bellissima?”.

Già, perché questi sono i momenti in cui ci inculcano pure che siamo fortunati, natii in una terra ricca di sole, mare e calore. Come se bastasse. O come se dovessimo farcelo bastare.

Fatta questa premessa, forse retorica ma necessaria, probabilmente colti dalla fantomatica crisi d’identità, abbiamo voluto farci guidare da chi, certamente più esperto di noi, è in grado di analizzare i “fatti” e non le “parole”. Abbiamo scelto un settore strategico per la nostra isola, che è sempre più nel baratro, per capire se a mostrarla così negativa ai nostri occhi è il nostro pessimismo o se davvero le magnificenze che ci espongono i nostri politici sono frutto di impegno, qualità di scelte e buon governo.

Abbiamo parlato di turismo con chi in questo settore ci lavora da oltre 50 anni con risultati professionali che non possono assolutamente essere messi in dubbio.

Il nostro interlocutore è Mario Bevacqua, oggi presidente emerito dell’UFTAA (Universal Federation of Travel Agents’ Association, ndr) cioè la federazione che rappresenta le associazioni di agenti di viaggio di tutto il mondo. Bevacqua è stato alla presidenza dal 2010 al 2013 ed è l’unico italiano in oltre 50 anni di vita dell’UFTAA ad essere stato eletto presidente. Qualcosa vorrà pur dire.

Il suo approccio all’argomento è diretto e significativo.

In Sicilia, ma in generale in tutta Italia, manca una strategia globale sul turismo - dichiara senza mezzi termini Mario Bevacqua -. Nella nostra isola, inoltre, non esiste una vera programmazione; una sinergia interassessoriale che possa far raggiungere obiettivi rilevanti per le potenzialità che la Sicilia esprime ma non concretizza“.

- Eppure dall’assessorato al turismo, retto da Anthony Barbagallo, si parla di “boom” delle presenze in Sicilia, immagino con dati alla mano.

Se si analizzano attentamente i dati diffusi - specifica Bevacqua - si capisce benissimo che è assolutamente fuori luogo parlare di «boom» di presenze turistiche. C’è stato un incremento di flusso, questo è innegabile, ma che non può certo far mettere la medaglia al petto ad Anthony Barbagallo. Piuttosto, è la risultante di fattori contingenti. Mi spiego meglio. La chiusura al turismo della costa del nord Africa, mi riferisco ai Paesi che non sono stati più meta dei viaggiatori a causa del terrorismo o di altri sconvolgimenti politici – vedi Egitto, Libia, Marocco, Tunisia -, ha creato un turismo verso la nostra isola. L’attrazione mediterranea ha portato anche da noi i turisti. Con una sostanziale differenza: la Spagna ha intercettato oltre il 10% di questo movimento. A noi sono rimaste briciole ad una cifra”.

- E questa manchevolezza a cosa è dovuta.

Al fatto che gli spagnoli il turismo lo programmano, lo commercializzano, lo cercano: vanno in giro a farsi conoscere con proposte concrete; con pacchetti più che concorrenziali; con promozioni che amplificano le iniziative, che valorizzano le infrastrutture del loro territorio. Faccio un esempio pratico di come sappiamo «bucare» le occasioni. Siamo stati bravi a portare il giro d’Italia in Sicilia: ottima vetrina per l’Etna, Taormina, Messina, Cefalù, per i Nebrodi. Ma, spenti i riflettori di quei pochi giorni cosa è rimasto? Proprio in quei giorni nelle nostre strade hanno viaggiato 6 Tir che promozionavano l’Expo 2017 che si è svolto fino a domenica scorsa (e dal 10 giugno, ndr) in Kazakistan. Quanti conoscevano questo Stato transcontinentale, a cavallo tra l’Europa e l’Asia? Quanti avevano sentito parlare di Astana, la sua capitale? Ebbene, 6 Tir carichi di informazione, esperti, hostess e quant’altro hanno portato in giro per l’Italia «il prodotto» da vendere, i pacchetti turistici, i luoghi da visitare. Tutto insomma: una promozione ad altissima professionalità”.

- Ma anche la Sicilia è stata presente a Expo o fiere di prestigio.

Certo - continua Bevacqua - per ripetere sempre la stessa cantilena: che siamo belli e bravi e con il buon Dio che ci ha dato il sole ed il mare. Ma proposte concrete, pacchetti da commercializzare, luoghi da destagionalizzare? Quello diventa astrattezza. Non siamo in grado di creare un circuito che sfrutti la più alta concentrazione di siti UNESCO nel mondo come quella che abbiamo in Sicilia; non siamo in grado di censire e mettere a regime e sotto controllo qualitativo le centinaia di B&B che spuntano come i funghi e che dovrebbero essere monitorati dall’Assessorato al Turismo; non siamo stati in grado di sfruttare il primato dei nostri borghi più belli d’Italia (titoli ottenuti, nel tempo, da Gangi, Sambuca e Montalbano Elicona) nel periodo in cui Dario Franceschini, ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, ha proclamato il «2017 anno dei borghi d’Italia». Insomma, non sfruttiamo le occasioni migliori per attirare concretamente il turista”.

Ma per Mario Bevacqua, l’assessore Barbagallo è da bocciare principalmente sulla mancata approvazione del disegno di legge sul riordino del settore turismo.

 

Un disegno, dunque, che aveva messo attorno al tavolo, dopo mesi di fruttifero lavoro, gli attori principali dei settori pubblico e privato. Ma, nonostante la quadratura del cerchio, il disegno di legge è fermo, chiuso nel cassetto. Perché? E allora, in sintesi, chiediamo a Bevacqua di dare un voto, da 1 a 10, all’assessore Anthony Barbagallo.

 

La valutazione non è certo conforme alla propaganda divulgata dall’assessore. E, come abbiamo visto dati alla mano, con cognizione di causa.

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Sergio Regalbuto



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