Truffa

Mangiavano “a sbafo” alla mensa dell’ospedale: licenziati tre infermieri “furbetti”

Immagine di repertorio
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7 feb 2017 - 11:14

PALERMO - Ogni giorno, per più di tre anni, hanno mangiato “a sbafo” alla mensa del Buccheri La Ferla.

Tre “furbetti” infermieri dell’ospedale palermitano, utilizzavano dei badge scaduti per non pagare i pasti che, peraltro, gli sarebbero costati soltanto 4 euro, di cui 2 a carico della struttura ospedaliera. In soldoni, per non pagare quei 2 euro per mangiare, hanno pagato un prezzo molto più alto: la perdita del posto di lavoro. 

Credevano che l’escamotage potesse durare all’infinito ma qualcosa non è andata come speravano. L’amministrazione dell’ospedale, infatti, dopo accurate “indagini” interne ha beccato i tre dipendenti nell’atto di truffare l’ospedale e – cosa ancor più grave – è riuscita ad accertare che la condotta dei tre infermieri era diventata una prassi quotidiana, a pranzo e a cena.

Mediante il tesserino personale, tutti i dipendenti dell’ospedale, possono usufruire della mensa e vedersi addebitato in busta paga il costo dei pasti con una semplice “strisciata”. 

I tre “furbetti” si erano accorti che il tesserino scaduto non faceva addebitare il costo del pranzo e, dunque, anziché restituire il vecchio tesserino per regolarizzare la loro posizione, hanno sfruttato “il bug” del lettore ottico, per mangiare “aggratis”.

Per oltre tre anni l’hanno fatta franca e anche quando avevano saputo di essere finiti nel mirino dell’amministrazione, pensavano di cavarsela con un richiamo, magari con una multa, ma non di essere licenziati “in tronco” per giusta causa, così come avvenuto.

Il danno per le casse dell’ospedale è stato stimato in 10.000 euro.

Pare che uno dei tre dipendenti abbia già impugnato il licenziamento dicendo di essere incappato in un errore inconsapevole, giustificazione che non convince l’amministrazione visto che – secondo l’ospedale – il dipendente sapeva benissimo di dover usare un tesserino valido per poter timbrare l’entrata e l’uscita dalla struttura. Perché lo stesso ragionamento non lo ha fatto per il tesserino della mensa?

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Redazione NewSicilia



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