Confcommercio

Maltempo a Catania, Zona Industriale in ginocchio

Catania
9 set 2015 - 19:49

CATANIA - È di nuovo allarme alla zona industriale di Catania dopo le forti piogge degli ultimi due giorni. A lanciarlo sono gli imprenditori aderenti a Confcommercio che si sono ritrovati a vivere, ancora una volta, una situazione che va ben oltre il disagio.

Abbiamo fresca nella memoria l’alluvione del marzo del 2013 e i danni che causòdichiara Fabio Impellizzeri, delegato Confcommercio per la zona industrialeanche oggi siamo stati costretti a chiudere in anticipo le aziende e mandare a casa il personale. È mancata la corrente elettrica e i telefoni hanno smesso di funzionare. All’esterno la situazione era paradossale con i canali stracolmi dai quali traboccava acqua che portava con se detriti e spazzatura, riempiendo le strade e rendendole impraticabili e pericolose. Alcuni imprenditori, me compreso, hanno ripulito i canali prospicenti la propria azienda a proprie spese ma si aspettano interventi di ordinaria manutenzione da parte dell’amministrazione a tutela della sicurezza delle aziende e dei lavoratori, per evitare il disastro ogni volta che piove. La situazione non è cambiata e ci ritroviamo ancora una volta ad invocare l’intervento del Comune che sembra essere sordo ad ogni nostra richiesta di sostegno e sviluppo della zona industriale di Catania“.

Il polo industriale della città conta oltre 400 imprese di vari settori, dal logistico all’artigiano, dall’industriale al commerciale, che danno lavoro ad oltre diecimila persone. “Allo stato attuale chi resta a fare impresa in Sicilia è un folleafferma Paolo Carrasi, imprenditoreper via della elevata tassazione e della mancanza totale di servizi. Non vogliamo contributi a fondo perduto le imprese chiedono i servizi minimi: ADSL veloce, trasporti, strade, energia elettrica. Gli imprenditori sono troppo impegnati a mantere in vita le proprie aziende, a queste cose deve pensarci un’amministrazione efficente. Ci vuole coraggio a restare qui, eppure pare che i nostri amministratori non se ne rendano conto“.

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Redazione NewSicilia



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