Lutto

Mafia: si è spento ad 83 anni “Binnu” Provenzano

provenzano
13 lug 2016 - 11:57

PALERMO - Chissà dove sarà adesso, se veramente nell’aldilà esiste una “punizione” per chi, su questa terra di passaggio ha tante anime sulle coscienza e tante stragi segnate addosso: come “Binnu” Provenzano, corleonese capo di Cosa Nostra che si è spento ad 83 anni dopo una vita dedita alla mafia.

È morto a causa di un cancro alla vescica che gli avevano diagnosticato tempo fa, all’ospedale San Paolo di Milano.

Detenuto al carcere di Parma in regime 41 bis, diede vita insieme al suo “paesano dai piedi ‘ncritati” Totò Riina, ad una svolta alla mafia siciliana. 

Una vita vissuta diversamente dal compagno Riina. L’onore era al principio di ogni cosa e, tritolo e armi, non sempre venivano utilizzati. “Binnu”, soprannominato “u tratturi”, spinto dalla sua determinazione voleva arrivare lontano: a ogni costo. Se c’era da uccidere, uccideva. Se c’era da stare in silenzio, lo faceva. 

Venne condannato all’ergastolo come esecutore materiale per la strage di Viale Lazio a Palermo (10 dicembre 1969). Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta inizia a prendere potere Cosa Nostra.

Da quel momento partono i primi attacchi diretti allo Stato colpendo i principali vertici politici, giudiziari e investigativi di Palermo.

Latitante, Provenzano, rimane sempre accanto a Riina divenuto il capo di Cosa Nostra. Da “trattore”, Binnu, diventa “il ragioniere”, per la capacità di lucrare sugli appalti pubblici e la propensione a trattare con chiunque, uomini di potere e “uomini d’onore”.

Con la cattura di Riina, Binnu decide di mettersi in disparte e passare in secondo piano. Alcuni lo credevano morto e lui continuava a vivere la sua latitanza senza mai cedere alla collaborazione con la giustizia. Sempre lì, in quella cella del carcere 41 bis dove, prima la salute fisica e poi quella mentale, si sono spenti. 

Rossana Nicolosi



© RIPRODUZIONE RISERVATA