Polizia

La “mafia 2.0″: ecco chi è Roberto Vacante

Roberto Vacante
25 mag 2016 - 15:43

CATANIA - Sposato con Irene Grazia Santapaola, figlia di Salvatore Santapaola, fratello di Benedetto detto “Nitto”. Basterebbe questo per dire chi è Roberto Vacante, 53 anni, uomo di spicco della famiglia mafiosa.

Ma dietro il suo nome si nasconde anche altro. Perché ha costruito la sua scalata al potere con calma, dimostrando fedeltà alla famiglia. Un potere che, però, gli è stato negato. Prima con l’arresto lo scorso gennaio nel corso dell’operazione “Bulldog”. E oggi con il maxi sequestro di 15 milioni nei suoi confronti.

Ma andiamo con ordine. Roberto Vacante entra lentamente nelle grazie della famiglia “Santapaola-Ercolano”, fino a quando, in seguito al matrimonio con Irene Santapaola, non diventa nipote di Benedetto, capo indiscusso del clan.

E questo gli consente di diventare un vero e proprio punto di riferimento. Ma non gli basta esserlo solo dal punto di vista affettivo-parentale. Così comincia a sfruttare la sua posizione e le sue attività illecite per ritagliarsi una posizione di supremazia anche all’interno della stessa cosca, diventandone la mente imprenditoriale: aziende, attività con intestazione fittizia e riciclo di denaro, oltre che un buon numero di “fedeli”, gli consentono di diventare uno degli uomini più rispettati. Come dimostrano alcune intercettazioni raccolte dalla polizia: “Cu si stava pigghiannu a bottega voleva fare u girrarosto du potte appresso. Ma comu sappi ca stu girrarosto è di Robbetto ha detto che non glielo fa più”.

La capacità di radicarsi al’interno della società è uno dei punti di forza di Vacante e della mafia, che già negli anni Settanta ha dimostrato una grande capacità pervasiva nell’acquisire beni, come dimostra la supremazia territoriale in via Pietro Mascagni, a quei tempi contesa dai Santapaola e dagli Ercolano.

Ed è per queste ragioni che le forze dell’ordine hanno dovuto adeguarsi, come dichiarato dal capo della squadra mobile Antonio Salvago: “L’attività investigativa è cambiata e si è affinata nel combattere la malavita organizzata. E l’aggressione al patrimonio ne è una dimostrazione”.

 

Andrea Lo Giudice



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