Attacchi

Lotta all’Isis: con Sigonella la Sicilia è in prima linea

Isis
3 ago 2016 - 18:23

CATANIA - Cresce la preoccupazione per la rapida escalation che sta subendo il quadro politico internazionale e che vede coinvolta, suo malgrado in primissima linea, la Sicilia.

Da sempre snodo centrale del Mediterraneo, questa volta l’Isola si trova al centro delle dispute tra americani e terroristi dell’Isis. Complice la distanza di soli 20 minuti di volo da Sirte, la base americana di Sigonella si prepara a essere coinvolta attivamente negli attacchi alle forze del sedicente Stato Islamico.

Dalla sede del 41esimo stormo antisommergibili dell’Aeronautica militare e della Naval Air Station Sigonella della Us Navy, potrebbero presto partire caccia e droni armati diretti in territorio libico. Per la Nato, la base americana è un fondamentale snodo strategico per le operazioni nel Mediterraneo.

L’Italia, attraverso il Ministero della Difesa, ha risposto affermativamente alla richiesta formale del Comando statunitense, mettendo a disposizione degli Stati Uniti del presidente uscente Barack Obama la base di Sigonella e lo spazio aereo per la partenza di missioni definite “a scopo difensivo”. Roberta Pinotti, ministro della Difesa, ha dichiarato alla Camera: “Il governo è pronto a considerare positivamente un eventuale uso delle basi e degli spazi aerei nazionali a supporto dell’operazione, dovesse tale evenienza essere ritenuta funzionale a una più efficace e rapida conclusione dell’azione in corso“, precisando che, al momento, “l’operazione avviata dalle forze Usa non ha interessato l’Italia, né logisticamente, né per il sorvolo del territorio nazionale. Il successo della lotta tesa alla eliminazione delle centrali terroristiche dell’Isis in Libia è di fondamentale importanza per la sicurezza non solo di quel Paese, ma anche dell’Europa e dell’Italia“. I raid su Sirte si dovrebbero protrarre per trenta giorni.

Il Governo ha espresso, inoltre, la propria disponibilità a fornire assistenza sul piano umanitario e sanitario, ricevendo il ringraziamento del premier libico per il sostegno promesso.

Non è la prima volta che la base americana di Sigonella viene adoperata nel contesto di operazioni belliche a stelle e strisce: nel 2011, l’operazione per abbattere il regime del colonnello Gheddafi, denominata “Unifield protector“, aveva potuto contare sulla base in territorio siciliano per la partenza di aerei diretti in Libia.

Stavolta l’obiettivo dichiarato dagli americani è quello primario di liberare Sirte dall’occupazione dell’Isis. A livello strategico, la conquista della città darebbe legittimità al governo guidato da Fayez al-Serraj.

La presenza in suolo libico di militanti dell’Isis desta preoccupazione a livello internazionale perché potrebbe portare alla radicalizzazione di numerosi giovani libici e, di conseguenza, far lievitare il numero di reclutati nelle file del terrorismo di matrice islamica: uno spettro che gli Usa hanno intenzione di allontanare nel più breve tempo possibile.

I raid serviranno ad annientare le postazioni controllate dal Califfato e saranno monitorati dal Governo Italiano attraverso i report che gli Stati Uniti invieranno giornalmente. Gli americani puntano a individuare e bombardare gli arsenali dell’Isis, evitando di coinvolgere la popolazione civile durante gli attacchi. Un pericolo in ogni caso alto, dato che i terroristi non si fanno scrupoli nell’utilizzare donne e bambini come scudi umani.

Secondo gli esperti, l’esito più probabile è che i militanti dello Stato Islamico decidano di abbandonare la città e ritirarsi in territori più difendibili, come già successo in altre occasioni, ma non si esclude la possibilità di una risposta, anche forte, da parte dei terroristi

Nel frattempo il livello di allerta sale, sia nella base americana, sia sul territorio italiano. Le operazioni che partiranno dalla base di Sigonella contribuiscono ad aumentare il già elevato rischio di attacchi terroristici nel Paese. Mai prima d’ora l’Italia era stata così altamente esposta a una grave minaccia terroristica. I cittadini si interrogano sull’impegno italiano nella lotta all’Isis e, inermi, ne aspettano gli esiti, sperando di non dover subire la stessa sorte dei cugini d’oltralpe ormai ripetutamente nel mirino del fanatismo islamico.

Aurora Circià



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