Criminalità

L’organizzazione dei Laudani in “holding” e il business della droga, delle estorsioni e della carne

Holding Laudani
10 feb 2016 - 13:46

CATANIA - Una struttura organizzativa come una holding: è questo il quadro generale emerso dalle indagini dell’operazione “Vicerè” e per cui la procura di Catania ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare ai danni di 109 persone, 26 delle quali già detenute.

Tutti i coinvolti sono stati accusati di essere affiliati al clan mafioso Laudani. Una maxi operazione che ha coinvolto oltre 500 carabinieri per sferrare un duro colpo a una delle famiglie mafiose che hanno caratterizzato e monopolizzato le notizie di cronaca degli anni Novanta.

Non solo delitti e attentati, però. Perché negli anni l’”azienda” è cresciuta e si è trasformata fino ad essere composta da 13 gruppi diversi. Il territorio di influenza si è allargato sempre di più, e ogni aggregazione operava in una specifica area geografica. E, a sua volta, aveva i suoi “dipendenti”, come estorsori e pusher.

È in questo modo che i Laudani sono riusciti ad entrare nel business che conta: quello legato al commercio, all’edilizia, alla carne e, ancor di più, alle istituzioni. Una rete vastissima che monopolizzava i paesi etnei.

Poi, come nelle più grandi catene aziendali, ognuno aveva libertà decisionale e di movimento, ma con l’obbligo di seguire le linee guida del capo gruppo, all’interno del quale avevano grande influenza tre donne. Il gruppo principale, invece, si occupava delle decisioni più importanti, specialmente quelle legate agli attentati e al commercio di armi e droga.

Un aspetto molto importante e per il quale la famiglia Laudani aveva legato molto con la ‘Ndrangheta. È attraverso la Calabria, infatti, che il clan si assicurava l’approvvigionamento degli stupefacenti. Un mercato di grande spessore e che, insieme alle estorsioni, poteva fruttare almeno 500 mila euro al mese. 

Nella ricostruzione dell’organizzazione sono state importanti le dichiarazioni di 8 collaboratori e, in particolar modo, quelle di Giuseppe Laudani, nipote del patriarca Sebastiano Laudani e unico pentito facente parte del nucleo originario della famiglia.

Andrea Lo Giudice



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