Urbanistica

Librino: parabola discendente di una città futuristica

Librino
10 set 2015 - 06:21

CATANIA - Un quartiere che potrebbe essere considerato come una città a sé e che, forse, per certi aspetti lo è. Quando si parla di Librino, si ha spesso la sensazione di parlare di qualcosa che non appartiene del tutto alla città di Catania, anche se in realtà fa parte del grandissimo agglomerato urbano della città etnea.

Questo, probabilmente, per la sua storia, difficile e dalla parabola discendente. Il progetto, infatti, nasce intorno al 1970, a seguito dell’approvazione del piano regolatore dell’urbanista Luigi Piccinato. Secondo la sua idea, un’area di Catania doveva essere destinata ad accogliere circa 60 mila abitanti, ma con una fisionomia diversa da quella della parte più antica della città. Così, fu scelto lo spazio dove sorge oggi Librino, che prende il nome dal latino leporinus, che vuol dire lepre: in questa zona non era raro vedere passare conigli e lepri.

Per scelta del comune, quindi, la realizzazione del progetto fu affidata al gruppo Kenzo Tange di Tokyo, che lo presentò nel 1972. Dopo due anni di studi, lo stesso fu reso esecutivo, dando vita ai lavori, in cui era prevista la realizzazione di appartamenti moderni, lingue di verde che collegassero diverse strutture e un enorme parco. L’obiettivo finale era quello di creare una città nuova, alternativa e che richiamasse gran parte della popolazione anche in momenti della giornata riservati allo svago e al divertimento.

Tuttavia, nel corso dell’edificazione cominciarono a emergere i primi problemi e le prime difficoltà. L’inquinamento acustico provocato dagli aerei che transitavano nel vicino aeroporto di Fontanarossa creava alcuni disagi. Così come il clima, caldo e afoso e quindi poco gradito alle persone in cerca di svago. In questo modo, l’idea iniziale cominciava a subire delle modifiche, sia di destinazione di utilizzo che strutturali.

Nel frattempo, l’area urbana fu presa d’assalto dall’abusivismo e dalla malavita, che cominciarono a dare un connotato sempre più negativo a Librino. Idea che persiste anche in tempi recenti, ma poco accettata da una parte della popolazione. Tanto che, negli anni, l’associazionismo si è mosso molto per migliorare l’immagine che si ha del quartiere e sono stati avviati tanti progetti.

Come “Terzocchio-Meridiani di luce” di Antonio Presti, oggi direttore di “Fiumara d’Arte”, attraverso il quale è stata realizzata la “Porta della Bellezza”: il 15 maggio 2009 fu inaugurata l’opera realizzata da 2 mila bambini delle scuole di Librino.

Porta della bellezza Librino

Porta della bellezza, Librino

Oggi, l’amministrazione comunale, attraverso l’ausilio dei collaboratori della sesta circoscrizione, si sta adoperando molto per migliorare la vivibilità e i servizi offerti ai cittadini.

Domani scopriremo alcune iniziative e gli interventi fatti grazie alla testimonianza del presidente della municipalità Lorenzo Leone.

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Andrea Lo Giudice



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