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Li sequestravano e chiedevano denaro alle famiglie per liberarli. Così favorivano l’immigrazione clandestina. IL VIDEO

operazione polizia
11 mag 2016 - 07:22

CATANIA - La Polizia di Stato (Squadra Mobile di Catania e Servizio Centrale Operativo) ha dato esecuzione a decreto di fermo di indiziato di delitto, emesso in data 9 maggio 2016 dalla Procura – Direzione Distrettuale Antimafia – di Catania, nei confronti di 13 persone gravemente indiziate dei reati di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Il fermo è stato concretamente eseguito nei confronti di: Adam Abi Ismail 24 anni, Mohamud Mahamed Adam 25 anni, Mohamed Nour Abdi 29 anni, Dahir Gure Abdullahi 27 anni, Yassin Mahamud Farah 29 anni, Salvatore Pandetta 62 anni, Sebastiano Longhitano 64 anni.

Sono ancora in corso le ricerche per gli altri sei indagati destinatari del provvedimento di fermo, al momento irreperibili in quanto risultano essersi allontanati dal territorio dello Stato italiano.

Le indagini condotte dalla Squadra Mobile di Catania e dal Servizio Centrale Operativo nell’arco temporale ottobre 2015 – maggio 2016, hanno permesso di evidenziare l’esistenza di un’organizzazione criminale composta prevalentemente da cittadini somali dedita al traffico di connazionali, giunti in Italia clandestinamente a seguito degli “sbarchi”, che venivano prelevati dai centri di accoglienza e condotti all’interno di appartamenti ubicati a Catania – veri e propri “centri di raccolta” – dove venivano illecitamente trattenuti in attesa che le rispettive famiglie, contattate telefonicamente, pagassero somme di denaro per la loro liberazione e la prosecuzione del viaggio verso la destinazione desiderata, in Italia o in Europa.

Il fermo è stato disposto all’esito di un’articolata attività investigativa avviata nel mese di ottobre in seguito alla segnalazione effettuata da una donna somala in cui denunciava il sequestro di un minore somalo tenuto segregato a Catania da alcuni connazionali che, per il suo rilascio, attendevano dai familiari della vittima il pagamento di una somma in denaro.

Nel corso delle indagini, grazie alle risultanza dell’attività tecnica di intercettazione telefonica effettuata con appositi servizi di osservazione e controllo del territorio, è emerso che in particolare gli indagati somali monitoravano costantemente i flussi migratori e, immediatamente dopo gli sbarchi clandestini, inviavano un proprio emissario presso i centri di accoglienza ubicati nel territorio delle province siciliane e calabresi.

Le famiglie dei migranti somali versavano la cifra richiesta mediante accredito su carte prepagate o mediante il sistema di pagamento “Hawala”, utilizzando parte del ricavato per l’acquisto dei biglietti per i mezzi di trasporto e di documenti contraffatti necessari a consentire ai migranti clandestini di muoversi liberamente sul territorio dello stato italiano o di altri Stati esteri, soprattutto in Svezia e Germania.

I due indagati italiani, Salvatore Pandetta e Sebastiano Longhitano, mettevano stabilmente a disposizione del gruppo un costante servizio di trasporto per i migranti tramite le proprie autovetture.

Al momento dell’esecuzione del fermo, in seguito ad appositi controlli, sono stati individuati a Catania e nell’hinterland del capoluogo 9 appartamenti utilizzati come centro di raccolta, rintracciando al loro interno 37 cittadini somali, di cui tre minorenni risultati irregolari sul territorio nazionale.

Carlo Marino



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