Mafia

“Li faccio a pezzettini”, Carmelo Navarria: l’identikit del cruento boss di Belpasso

Carmelo Navarria intercettazione
4 mag 2017 - 12:01

CATANIA - Prima l’ergastolo, poi la riduzione della pena a 30 anni. infine la scarcerazione dopo “appena” 26 anni e mezzo di reclusione. 

Quindi il ritorno in campo (23 giugno 2014) attraverso i nuovi affiliati, in modo da riprendere in mano il comando della malavita di Belpasso. 

Carmelo Navarria, nonostante fosse rinchiuso in carcere ha continuato a difendere e ricoprire il ruolo di boss, impartendo ordini ai sui sodali al fine di portare a termine estorsioni, sequestri di persona, rapine, detenzione e spaccio di stupefacenti, danneggiamento seguito da incendio.

Un uomo cruento, che non si limitava, quindi, a recare danno alle vittime, ma a creare un vero e proprio terrore tra loro. Un uomo per cui “il tempo si è fermato”, legato ancora ai sistemi mafiosi degli anni Ottanta: “Allora chi viene meno si prende la sua responsabilità. Se vengono meno io li faccio a pezzettini”, si ascolta in un’intercettazione.

Navarria era molto legato a Giuseppe Pulvirenti “U Malpassotu”, braccio armato di Nitto Santapaola. Mentre era dietro le sbarre ha potuto continuare a comandare grazie all’aiuto della moglie, Patrizia Paratore. Lei recapitava le comunicazioni al genero latitante Stefano Prezzavento e si occupava dei legami con gli affiliati.

I metodi sanguinari di Navarria sono stati documentati a seguito di diverse operazioni, che lo hanno riconosciuto come parte attiva di sei omicidi. L’ultimo, quello di Fortunato Caponnetto, che lo ha fatto rinchiudere nuovamente in carcere nel dicembre del 2015.

A seguito dell’operazione “Araba fenice 3″, insieme a lui sono state arrestate altre 14 persone.

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Redazione NewSicilia



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