Giustizia

Lettera aperta dei genitori della Carducci: “Vi raccontiamo chi è il prof. Marletta”

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25 apr 2016 - 06:40

CATANIA - “I nostri figli non ricordano l’ultimo giorno in cui il professore Marletta si sia assentato. Con il prof. Marletta i ragazzi smettono subito di chiacchierare e lui ottiene questo risultato senza urlare e senza minacciare. I suoi modi sono sempre molto pacati. 

L’insegnante di cui parliamo riesce sempre a classificare i propri alunni fra i primi posti delle gare nazionali Kangourou di matematica ed è, riteniamo, l’unico in Sicilia che sia riuscito a portarne alcuni alle finali nazionali.

In definitiva, il prof Marletta grazie al suo impegno e alla sua bravura, consente alla scuola italiana di mantenere quella dignità che, a volte, sembra perduta”.

Il suo nome si ripete continuamente nella lettera aperta che alcuni genitori della classe III E della scuola Carducci di Catania hanno scritto per “mettere fine alle voci che si sono subito diffuse” all’indomani dell’aggressione subita dallo stimato docente di matematica.

“Lo scopo di questa lettera - si legge - non è, o quantomeno non è soltanto, quello di esprimere solidarietà al professore picchiato o di condannare e prendere le distanze da questo incomprensibile e inqualificabile gesto. Sarebbe banalmente ovvio perché riteniamo che nessuno che possa ritenersi civile non abbia a giustificare o approvare una brutale aggressione. Noi, vogliamo solo ristabilire la verità prima che possa essere lesa la dignità e l’onorabilità di chi di tale evento è stato vittima principale, anche se non unica visto lo shock subito da chi ha assistito all’aggressione”.

E ancora “Abbiamo ascoltato in silenzio commenti del tipo “…forse se l’è meritata…” o anche “è stato prima lui a schiaffeggiare la ragazza”. Anche siti e giornali hanno riportato notizie non del tutto corrette e quindi abbiamo deciso di dire BASTA”. 

Un BASTA che risuona come un pugno allo stomaco di chi legge una lettera che grida giustizia per una persona, prima che un professore, che ha sempre creduto molto nel suo lavoro e continua a crederci. Per un insegnante che “è stato aggredito per qualcosa che affettivamente ha fatto e cioè provare a trasferire ai nostri figli - continua la lettera - cultura ed educazione non semplificandogli la vita dispensando ai propri alunni voti alti, come probabilmente si attendevano i genitori che hanno compiuto l’aggressione”.

Un gesto che mostra una visibile crepa del sistema: non si è oggettivi nel valutare i propri figli trasmettendo la giusta educazione e non si riconosce più alcuna autorità nella figura del professore.

Giorgia Mosca



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