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“Legato ai boss”: sequestro di beni a Giambruno, presidente dei veterinari di Palermo

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8 apr 2015 - 07:20

PALERMO - Un provvedimento di sequestro patrimoniale antimafia è stato eseguito dalla polizia di Stato nei confronti del direttore del dipartimento di Prevenzione Veterinaria dell’Asp di Palermo e presidente dell’Ordine dei medici veterinari della provincia di Palermo, Paolo Giambruno, per interposizione fittizia di beni con l’aggravante di avere agevolato esponenti di Cosa Nostra.

Il provvedimento è stato emesso dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, su proposta della Procura, a conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 29 persone tra cui funzionari, dirigenti dell’Azienda sanitaria provinciale e imprenditori del settore alimentare.

L’attività investigativa è stata svolta dalla Digos della Questura di Palermo, coordinata dal procuratore aggiunto Dino Petralia e dai pm Gery Ferrara e Claudia Bevilacqua. Nei confronti dei 29 indagati vengono ipotizzati reati contro la pubblica amministrazione e in materia di tutela della salute pubblica nella commercializzazione di alimenti. Nello specifico Giambruno è indagato per concussione, abuso d’ufficio, falso e truffa aggravata commessi nell’esercizio delle sue funzioni e per intestazione fittizia di beni dell’imprenditore mafioso Salvatore Cataldo, attualmente in carcere.

È emerso un “sistema di cointeressenze”, a livello imprenditoriale, tra Giambruno e Cataldo. Sono affiorate anche numerose irregolarità nell’ambito dei controlli sanitari sulla qualità delle carni da destinare al consumo, con violazioni di norme e dei principi deontologici pur di tutelare gli interessi di un allevatore che avrebbe voluto commercializzare capi di bestiame infetti.

Solo l’intervento della polizia di Stato ha scongiurato l’immissione sul mercato di carni nocive per la salute dei consumatori, sequestrando l’intero allevamento dell’imprenditore attraverso una consulenza tecnica disposta dalla procura di Palermo che ha accertato la presenza di numerosi bovini malati destinati alla vendita.

Le indagini, avviate a fine 2010, nascono dalla denuncia di un medico veterinario del servizio pubblico che ha raccontato alla Digos di illegalità commesse nella gestione del Dipartimento di Prevenzione veterinaria dell’Asp. Un sospetto quello del medico veterinario, confermato dalle intercettazioni disposte dalla Procura.

Giambruno avrebbe anche commesso irregolarità nel rilascio delle certificazioni per un’azienda di prodotti dolciari di Carini e a una di prodotti ittici di Lampedusa: entrambe avrebbero dovuto esportare all’estero.

Ammonta a un milione di euro il patrimonio sequestratogli: conti correnti, conti deposito titoli, il capitale sociale, il complesso dei beni aziendali della società “Penta engineering immobiliare s.r.l.” con 100 mila euro di capitale e come amministratore unico un familiare del funzionario, il complesso di beni aziendali della società “Unomar srl” con un altro parente come amministratore unico e la società “Marina di Carini srl”. 

Sequestrata anche un’enorme mole di documenti che proverebbero le cointeressenze societarie del nucleo familiare del direttore con quello del mafioso.

Tra i numerosi titoli di credito ritrovati, anche quelli emessi da una società di Carini riconducibile alla famiglia mafiosa del Pipitone, con la quale il dipendente pubblico avrebbe concluso un affare immobiliare, e quelli riguardanti l’acquisto e la successiva vendita di uno stabilimento industriale nell’agglomerato di Carini acquistato per un importo di oltre due milioni di euro e rivenduto successivamente a terzi per più tre milioni.

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Redazione NewSicilia



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