Arresto

L’avvocato Arnone e l’accusa di estorsione: un film (forse) già visto

foto tratta da gds.it
foto tratta da gds.it
14 nov 2016 - 18:31

AGRIGENTO - Leader degli ambientalisti e candidatura a sindaco, noto avvocato finito nell’occhio del ciclone: parliamo di Giuseppe Arnone, legale agrigentino arrestato sabato scorso con l’accusa di estorsione.

La sua collega, Francesca Picone, è la “vittima”: l’avvocato Arnone, infatti, è stato sorpreso mentre intascava 14 dei 50 mila euro che aveva chiesto alla Picone, anche lei imputata ma d’irregolarità verso alcuni clienti, seguiti proprio dallo stesso Arnone.

Come dicevamo poc’anzi, Giuseppe Arnone è un personaggio molto noto ad Agrigento, sia per le sue battaglie giudiziarie che per la sua carriera politica. Nel ’93, a giugno, si candidò a sindaco perdendo però il ballottaggio con Calogero Sodano. Poi la candidatura con il PD ed il conseguente scontro con i vertici del partito che annullarono la sua iscrizione. Un avvocato dalla denuncia facile, poiché querelò anche i responsabili degli uffici giudiziari di Agrigento: i risultati furono incredibili campagne stampa unite a particolari manifestazioni di protesta con maxi poster dei suoi avversari portati in giro per la Sicilia. Nell’ultimo periodo, Arnone aveva preso le difese di alcuni proprietari di immobili abusivi nella Valle dei Templi, opponendosi fisicamente agli ordini di demolizione. Una battaglia sfociata in una nuova raffica di denunce e controdenunce con la Procura.

Arnone, però, si è difeso dando la sua versione dei fatti: quegli assegni sarebbero il corrispettivo di un accordo transattivo, per cui sarebbe assurdo chiedere tangenti con tali modalità. Sei professionisti, dice l’avvocato difensore Arnaldo Faro, hanno lavorato a quell’accordo. Per cui l’accusa, teoricamente, sarebbe infondata. 

Ma può esserci un fondo di verità più struggente? Forse sì, o forse no. Le ipotesi in merito sono diverse: dalle icone legalitarie alla propaganda ambientalista. Un piano che sarebbe non troppo dissimile da quello dell’antimafia organizzata, vale a dire l’autocertificazione del bene e l’appropriazione dei valori tendenzialmente universali volti ad un patrimonio di una parrocchia infervorata. Cosa si può assicurare in questo modo? Un potere di veto, saldatosi con il tempo qui in Sicilia.

Si possono ottenere piccoli o grandi spazi di cosa pubblica, si lanciano carriere, si assegnano beni confiscati che fanno sempre comodo a qualcuno. Tutto però ruota intorno al dubbio, poiché Arnone avrà ancora la possibilità di difendersi e vedremo, soltanto allora, chi l’avrà vinta.

Gabriele Paratore



© RIPRODUZIONE RISERVATA