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Intimidazioni ed estorsioni per controllare il territorio: sgominata organizzazione mafiosa. IL VIDEO

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13 giu 2017 - 06:43

LEONFORTE - Sgominato dalla polizia di Stato un sodalizio criminale di stampo mafioso, facente capo al boss Seminara, che esercitava il controllo nei territori di Leonforte e Agira, imponendo il pagamento del “pizzo” agli imprenditori, ed esercitando la sua influenza persino nella nascita o cessazioni delle attività commerciali, mettendo a segno atti intimidatori per terrorizzare le vittime.

All’alba di stamane sono state arrestate 8 persone, in esecuzione dell’ordinanza applicativa della custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Caltanissetta.

L’operazione odierna costituisce il proseguimento ideale dell’operazione “Old One”, che portò il 12 luglio 2009 all’arresto di Salvatore Seminara e dell’operazione “Homo Novus” (del 20 settembre 2013), che portò all’arresto dei componenti di una neo costituita famiglia di Cosa Nostra a Leonforte, facente capo a Fiorenza Giovanni.

In particolare Seminara, tornato in libertà per scadenza dei termini di custodia cautelare – dopo una condanna in primo e secondo grado, e un annullamento con rinvio di quest’ultima sentenza da parte della Cassazione per motivazioni procedurali – il 18 luglio 2013, secondo quanto emerso dalle indagini, riprese il controllo sull’organizzazione mafiosa anche con riferimento alla provincia di Enna e “autorizzò” la costituzione a Leonforte della famiglia mafiosa di “cosa nostra” facente capo a Giovanni Fiorenza, che si recò dallo stesso per ricevere l’autorizzazione e le necessarie indicazioni in ordine all’organizzazione della famiglia con particolare riferimento al suo ambito operativo.

A dire dello stesso Fiorenza, Seminara gli affidò il territorio compreso da Leonforte sino ai limiti di Catenanuova (territorio quest’ultimo, all’epoca, sotto il controllo del “clan Cappello” di Catania), pertanto comprensivo dell’importante area industriale di Dittaino.

L’investitura di Fiorenza avvenne alla presenza di Salvatore Cutrona. A proposito di quest’ultimo le indagini svolte hanno evidenziato come lo stesso, dopo l’arresto di Fiorenza e di tutti i suoi affiliati con il provvedimento di fermo del settembre 2013, era diventato il gestore per conto di Seminara anche di tutta l’area Nord della provincia di Enna, comprensiva dei comuni di Leonforte, Agira, Nicosia, e aree limitrofe, fino alla sua uccisione avvenuta il 05 aprile 2015.

A fianco di Cutrona, si delineavano i ruoli di alcuni soggetti più strettamente legati al territorio di riferimento (Cutrona non era residente in provincia di Enna, bensì a Raddusa).

In particolare emergevano, da una parte la figura di Walter Frasconà – nipote di Salvatore Cutrona e stretto collaboratore di quest’ultimo; dall’altra, le figure di Salvatore Oglialoro e Giuseppe Arcaria per Leonforte, di Antonino Scaminaci per Agira, che, successivamente all’uccisione di Cutrona, presero il posto dello stesso rispondendo direttamente a Salvatore Seminara.

Salvatore Cutrona, che era entrato in contrasto nel corso del 2014 con Seminara e voleva anche affrancarsi dallo stesso, venne ucciso nell’aprile del 2015. Per il suo omicidio è stato arrestato dalla DDA di Catania anche Seminara.

Dopo l’uccisione di Cutrona, Walter Frasconà, come si è detto strettamente legato allo zio, sembrava uscire di scena mentre la posizione degli altri indagati risultava rafforzata. Per Ogliarolo nel corso delle indagini sono state registrate esplicite ammissioni, in ordine al loro ruolo nell’organizzazione mafiosa e alla sua posizione gerarchica, e discussioni relative alle dinamiche interne dell’organizzazione e alla posizione di altri associati, in particolare in momenti critici come quelli successivi all’uccisione di Cutrona, quando egli non sapeva cosa il boss Seminara avesse in mente per loro; sono stati anche registrati il diretto coinvolgimento degli indagati nei reati fine dell’organizzazione, la progettazione di reati e la preoccupazione di mantenere un controllo sulla attività illecite poste in essere sul territorio Fra l’altro, proprio la figura del boss Seminara e il suo ruolo attuale nell’ambito di “cosa nostra” venivano esaltati da Salvatore Oglialoro, che nutriva una profonda “devozione” nei suoi confronti, equiparandolo ai più noti boss mafiosi che hanno interessato le cronache giudiziarie degli ultimi decenni, meritevole persino del rispetto da parte di soggetti legati a gruppi avversi a cosa nostra, per via delle sue “qualità”.

Ancora, Oglialoro Salvatore, si rammaricava del fatto che Salvatore Seminara non avrebbe potuto presenziare alle nozze del figlio, a causa delle prescrizioni della misura della Sorveglianza Speciale di P.S. cui il boss era sottoposto, ma che comunque Seminara avrebbe interceduto con il proprietario del ristorante, affinché praticasse, in occasione del banchetto nuziale, un prezzo di favore.

Tra le principali attività del sodalizio operante nella provincia ennese figurano i reati contro il patrimonio, ed in particolare le estorsioni. Infatti, si appurava, di fatto, che le indebite richieste venivano puntualmente precedute dal compimento di danneggiamenti, incendi e/o furti ed atti intimidatori, alcuni dei quali concretizzatisi in danno di imprenditori, liberi professionisti, agricoltori e commercianti, al fine da indurli a rivolgersi ai referenti di zona per la relativa “messa a posto”. I componenti del sodalizio intrattenevano rapporti, previa autorizzazione di Seminara, anche con esponenti di spicco di “cosa nostra” operanti nella provincia di Catania, in particolare con l’ergastolano Maurizio Galletta – all’epoca dei fatti sottoposto agli arresti domiciliari per presunte condizioni di salute precarie – ma in realtà del tutto “operativo”, secondo quanto emerso dalle attività di indagine svolte.

Gli arrestati, dopo gli adempimenti di rito, sono stati sottoposti, rispettivamente, agli arresti domiciliari e in diverse carceri dell’Isola – a Salvatore Seminara il provvedimento è stato notificato in carcere - come disposto dall’autorità giudiziaria.

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Redazione NewSicilia



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